Recentemente sui social media è esploso il fenomeno delle action figure personalizzate generate tramite ChatGPT, evidenziando come l’intelligenza artificiale stia trasformando il nostro rapporto con identità e creatività. Queste miniature digitali dell’io, rifinite nei dettagli ma con sguardo leggermente vitreo, rappresentano l’avvento della nuova “personalizzazione seriale”.
Storicamente il giocattolo rifletteva l’immaginario di un’epoca attraverso figure come Barbie o G.I. Joe. Oggi siamo noi stessi a diventarlo, non più attraverso proiezioni di aspirazioni, ma con un congelamento di un’identità calibrata per piacere. Il sé diventa un asset “imballabile”, assottigliando la distinzione tra identità e packaging.
Questo impatta anche il concetto di creatività. L’AI promette libertà creativa ma solo entro confini standardizzati, trasformando l’action figure nel simbolo del nuovo sé: progettato, addomesticato ed esibibile. L’intelligenza artificiale diventa un “ingegnere dell’identità”, dove ogni rappresentazione è un oggetto producibile, valutabile e monetizzabile. Come risultato, restituisce solo ciò che è già stato accettato, combinando elementi noti in modo apparentemente originale. La creatività diventa un paradosso: più cerchiamo unicità, più otteniamo varianti del già visto; più inseguiamo personalizzazione, più rientriamo nel “già approvato”.
La vera sfida non è produrre più contenuti, ma generarne di nuovi che mettano in discussione ciò che conosciamo. L’AI ha un potenziale enorme per espandere le possibilità del pensabile, ma richiede un cambio di approccio: usarla non per versioni migliori del noto, ma per sperimentare e rompere i formati, dando forma all’inesplorato.
Leggi l’articolo completo Giocattoli di sé, le action figure con ChatGPT e la nuova metamorfosi della creatività su Wired.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

