Su MIT Technology Review, Yoav Shoham (Professore Emerito di Informatica a Stanford, pioniere nel campo dell’IA e dei sistemi multi-agente) invita a non farsi travolgere dall’hype per i cosiddetti “agenti AI”. Nel suo articolo, Shoham fa riferimento a Google, che ha proposto il protocollo Agent-2Agent (A2A), uno standard aperto che permette agli agenti di diversi sviluppatori di comunicare, scambiarsi informazioni e coordinare azioni attraverso piattaforme diverse.
Shoham sottolinea innanzitutto come il termine “agente” venga usato in modo eccessivamente generico, contribuendo a gonfiare le aspettative attorno a tecnologie ancora immature. Oggi si parla di “agenti” per descrivere tecnologie molto diverse, da semplici automazioni a sistemi complessi basati su LLM, in una dinamica di “agent washing”; il rischio è di confondere in questo modo sia utenti che stakeholder, finendo per alimentare forti delusioni. A questo si aggiunge un limite tecnico rilevante: gli agenti basati su LLM, per quanto potenti, restano poco affidabili nei compiti complessi. Possono inventare dati, uscire dal perimetro assegnato o fallire in modo sottile ma significativo, creando rischi particolarmente gravi in contesti aziendali dove gli errori possono causare danni ingenti
L’esperto mette in discussione anche l’effettiva capacità di cooperazione tra agenti. Il protocollo A2A stabilisce infatti come gli agenti comunicano, ma non cosa intendono. Senza semantiche condivise e meccanismi di allineamento tra attori in competizione, la promessa di interoperabilità rischia di restare incompiuta. Shoham conclude che per affrontare questi problemi è necessario un approccio più maturo, basato su chiarezza, progettazione attenta e aspettative realistiche, che renda possibile realizzare il potenziale di questa tecnologia.
Leggi l’articolo completo: Don’t let hype about AI agents get ahead of reality su MIT Technology Review
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

