• LinkedIn
  • Telegram
  • FB
  • FB

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Altman invoca tutela sulla privacy per le conversazioni con l’AI

persona seduta da sola su una poltroncina con lo smartphone in mano. Stile disegno acquarello dai toni azzurri e blu.

Il CEO di OpenAI Sam Altman ha evidenziato che l’industria dell’AI non ha ancora risolto le questioni di privacy per le conversazioni sensibili con ChatGPT. Durante un’intervista al podcast This Past Weekend, Altman ha spiegato come molti utenti, specialmente giovani, utilizzino l’AI come terapista o life coach, condividendo dettagli personali senza le garanzie di riservatezza tipiche del rapporto medico-paziente.

In assenza di una cornice legale specifica, i sistemi AI non godono delle stesse protezioni previste per medici, avvocati o psicologi. Le informazioni condivise potrebbero quindi essere richieste in sede legale. Altman ha spiegato che, in caso di contenziosi, OpenAI sarebbe tenuta a consegnare questi dati; il CEO ritiene dunque necessario estendere gli stessi concetti di privacy delle professioni tradizionali anche alle interazioni con l’AI.

OpenAI riconosce che la mancanza di protezioni sulla privacy potrebbe ostacolare una più ampia adozione da parte degli utenti. La questione assume particolare rilevanza soprattutto nell’ambito della causa in corso con il New York Times, in cui OpenAI sta contestando un ordine giudiziario che impone la conservazione delle chat di centinaia di milioni di utenti globali. L’azienda definisce la richiesta un “eccesso” che potrebbe creare precedenti pericolosi per ulteriori richieste di accesso ai dati degli utenti da parte delle autorità.

Leggi l’articolo completo: Sam Altman warns there’s no legal confidentiality when using ChatGPT as a therapist su TechCrunch

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (07/05/2025).

Esplora altri articoli su questi temi