Questa settimana il mondo dell’intelligenza artificiale ha registrato una serie di accordi tra aziende di grande rilievo: Zendesk ha svelato nuovi agenti IA progettati per risolvere l’80% dei problemi del servizio clienti, Anthropic ha annunciato partnership strategiche con IBM e Deloitte, mentre Google ha lanciato una nuova piattaforma IA dedicata alle imprese.
Nonostante ciò, però, questa prospettiva risulta contraddittoria se si osserva la coincidenza con la notizia che il governo australiano ha chiesto alla società di consulenza Deloitte un rimborso per aver consegnato un report contenente apparenti allucinazioni generate dall’IA. Questa duplicità, inoltre, si rinviene anche nei social network basati su IA che, sebbene possano rappresentare una potenziale fonte di guadagno futura, i contratti tra aziende, al momento, offrono spesso un percorso più immediato verso ricavi significativi, mentre Sora potrebbe essere il business di OpenAI tra cinque anni.
Il caso Deloitte, dunque, evidenzia un punto cruciale: chi utilizza l’IA deve verificare che le informazioni generate siano reali, non può semplicemente produrre contenuti e fatturare ore di lavoro senza altrettanti controlli adeguati.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/07/2025).

