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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Come l’IA sta cambiando il modo in cui parliamo e leggiamo

immagine astratta di persone che socializzano in un club

L’IA generativa, sempre più presente nella quotidianità, sta influenzando in modo sottile ma profondo le nostre pratiche comunicative, modificando sia il modo in cui parliamo che quello in cui leggiamo.

Secondo un recente studio pre-print del Max Planck Institute for Human Development, l’uso quotidiano di modelli linguistici generativi come ChatGPT starebbe modificando il nostro modo di esprimerci a voce. Parole come intricate, adept o underscore, particolarmente ricorrenti nei testi prodotti dai LLM, iniziano a comparire anche nel linguaggio orale. In sintesi, i ricercatori hanno scoperto che più le persone utilizzano l’IA, più tendono a utilizzare nel proprio linguaggio parlato le parole predilette dai modelli.

L’influenza dell’IA si estende oltre il parlato, andando a investire anche la lettura. In un saggio pubblicato su Substack, Jeppe Klitgaard Stricker denuncia una “crisi della lettura” che starebbe passando inosservata. Quando l’AI produce testi istantanei, ordinati, sempre fluenti, ci abitua a un’idea di comprensione fondata sul consumo veloce. La lettura, un tempo attività lenta e riflessiva, diventa così transazione. Il testo, già levigato in partenza, non richiede più attenzione né fatica: si presenta come completo, autorevole, e ciò ci disincentiva a interrogarlo.

Il rischio è una progressiva passivizzazione del rapporto con il testo, in cui chi legge non esercita più l’interpretazione ma si affida al “già detto” dell’IA. Secondo Stricker, per invertire la tendenza serve immaginazione istituzionale: creare spazi per una lettura lenta, insegnando a leggere non come acquisizione rapida, ma come pratica attiva di resistenza intellettuale.

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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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