Quando Elon Musk è diventato proprietario di Twitter (ora X), sono emerse preoccupazioni circa la diffusione di disinformazione, minacce e molestie che potrebbero minare la democrazia. Difatti, è stato considerato promotore di teorie cospirative, mettendo in dubbio l’integrità delle elezioni statunitensi, ad esempio attaccando il voto elettronico e per corrispondenza, e suggerendo che ci siano voti da parte di non cittadini. Queste teorie sono ulteriormente validata in base a un rapporto controverso con Donald Trump, che intervisterà lunedì prossimo.
Scendendo maggiormente nel dettaglio, l’imprenditore ha ripristinato gli account Twitter/X di individui che erano stati precedentemente banditi per disinformazione, ha smantellato le funzioni di fact-checking, oltre ad aver anche condiviso contenuti discutibili: ad esempio, un video con una voce generata da IA di Kamala Harris, sostenendo che fosse una parodia. Nonostante questi avvenimenti, Musk ha affermato che accetterà i risultati delle elezioni del 2024 a condizione che l’integrità delle elezioni venga adeguatamente investigata in caso di dubbi. Nel frattempo, però, le controversie legate alla sua figura non si attenuano: il suo comitato d’azione politica, sostenuto dal suo enorme potere d’acquisto, sta raccogliendo dati personali sugli elettori negli stati chiave, sollevando ulteriori questioni legali.
Per concludere, mentre le piattaforme di social media, inclusa X, sono criticate per il ridotto controllo che hanno sulle informazioni errate, che possono compromettere gli andamenti politici di un’elezione, i segretari di Stato si stanno mobilitando per chiedere delle azioni correttive, soprattutto riguardo al chatbot di Musk, Grok, che ha diffuso informazioni false sulle scadenze elettorali.
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