Recentemente sono stati condotti due studi che contribuiscono a fornire una fotografia concreta di come vengono utilizzati i principali grandi modelli linguistici. Uno di questi due studi è stato condotto da OpenAI su ChatGPT, congiuntamente a diverse università statunitensi. L’altro, invece, è stato condotto da Anthropic su Claude.
Lo studio su ChatGPT ha analizzato oltre un milione di conversazioni, estratte in modo anonimo da un flusso di 18 miliardi di messaggi settimanali inviati da 700 milioni di utenti. Secondo quanto emerge dai dati, la stragrande maggioranza delle interazioni non riguarda svago o conversazioni da “compagnia virtuale”, che rappresentano meno del 3%, ma attività pratiche. È possibile individuare tre categorie principali:
- una dedicata a guida e tutoraggio (29%),
- un’altra a ricerca di informazioni (24%),
- una terza categoria dedicata alla scrittura, che include traduzione ed editing (24%).
Insieme rappresentano quasi l’80% dell’utilizzo. Sorprendentemente, più del 70% delle interazioni non ha finalità lavorative. Sarebbe possibile sostenere che la maggior parte degli utenti ricorre a questi strumenti per imparare, pianificare, chiarire dubbi.
Per quanto riguarda Claude, invece, la situazione è un po diversa. Infatti, secondo quanto emerge dai dati sembrerebbe che venga usato soprattutto da sviluppatori. Il 36% delle interazioni riguarda la programmazione, ChatGPT invece solo il 4%. Tuttavia, in termini assoluti ChatGPT resta comunque il più usato anche nel coding, grazie a una base utenti molto più ampia.
Lo studio di Anthropic indaga inoltre come Claude sia impiegato dalle imprese, distinguendo tra automazione (compiti svolti quasi interamente dal modello) e “aumento”, inteso come supporto collaborativo al lavoro umano. I dati mostrano una divisione quasi a metà tra i due approcci (49% contro 47%), ma con le aziende che spingono sull’automazione completa fino al 77%.
Leggi l’articolo completo: How Does The World Use ChatGPT and Claude? su decision.substack.com
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (07/05/2025).

