Microsoft ha implementato le funzionalità di memoria del suo assistente Copilot, consentendo ora al chatbot di apprendere preferenze e dettagli personali durante le conversazioni, senza richiedere all’utente di ripetere informazioni fornite in precedenza.
Come dichiarato dal responsabile AI di Microsoft Mustafa Suleyman, la funzione rappresenterebbe un passo verso l’inizio di una nuova relazione con l’IA: non più semplici comandi, ma conversazioni costruite su una conoscenza progressiva dell’individuo. Durante l’intervista a La Stampa, Yusuf Mehdi (vicepresidente di Microsoft e direttore marketing settore consumer) la descrive come un’innovazione che converte il chatbot in un vero e proprio assistenti personale. L’azienda intende utilizzare la nuova funzionalità per sviluppare modelli pubblicitari personalizzati, lasciando agli utenti la possibilità di gestire i dati memorizzati.
Riguardo all’impatto occupazionale, Mehdi stabilisce un parallelo decisamente ottimistico rispetto alla nascita di Internet, ma resta da vedere se la trasformazione del mercato del lavoro seguirà effettivamente lo stesso schema. L’analogia traballa ulteriormente considerando che, a differenza degli anni Novanta, oggi le piattaforme che detengono l’infrastruttura tecnologica coincidono con quelle che ne capitalizzano gli effetti.
Nonostante il potenziale, quest’evoluzione cela degli aspetti critici, come l’efficacia dei meccanismi di controllo della privacy e i rischi connessi all’impatto sulle scelte di consumo degli utenti e ad un’ulteriore concentrazione di dati personali nelle mani delle big tech.
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