La scorsa settimana Meta e Anthropic hanno ottenuto due importanti vittorie nei primi casi di copyright legati all’addestramento di LLM su libri protetti da diritto d’autore. I giudici hanno dato ragione alle aziende con argomentazioni diverse che mettono in luce notevoli divergenze interpretative.
Nel caso di Anthropic, il tribunale ha riconosciuto l’uso trasformativo. Per quanto riguarda Meta, invece, il giudice Vince Chhabria ha stabilito che l’argomentazione degli autori non era sufficiente a dimostrare un danno economico diretto. I due verdetti hanno un valore limitato e non costituiscono un precedente vincolante per tutti i casi simili.
Per Amir Ghavi, avvocato di diverse aziende tech in cause sul copyright, queste sentenze funzionano come un test di Rorschach, in cui ciascuna parte legge ciò che vuole. Ha ricordato che i primi casi di questo tipo sono stati avviati oltre due anni fa e che, tra appelli e oltre 40 cause ancora aperte, “c’è ancora molta strada da fare prima che i tribunali risolvano la questione”.
Tyler Chou, fondatrice dello studio Law for Creators, si è detta “delusa” dalle sentenze, attribuendole alla mancanza di risorse dei ricorrenti per portare esperti e dati adeguati. Ma anche lei vede questi verdetti come un inizio. I veri scontri sul concetto di fair use, avverte, arriveranno quando a muoversi saranno editori, etichette discografiche e media con mezzi economici e giuridici ben più solidi.
Ad ogni modo, gli strumenti legali non bastano a rispondere al malessere di autori e creativi, che vedono minacciare il proprio lavoro e il valore della produzione culturale.
Leggi l’articolo completo: What comes next for AI copyright lawsuits? su MIT Technology Review
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

