I deepfake, recentemente, hanno colpito diverse personalità politiche italiane, evidenziando un rischio reputazionale che, in realtà, coinvolge tutti i cittadini. Difatti, vedere il proprio volto su corpi estranei in contesti pornografici rappresenta uno shock che sta toccando ormai migliaia di persone.
Il professor Luca Poma dell’Università Lumsa di Roma, esperto di tutela della reputazione, spiega che da oltre 10 anni le istituzioni hanno perso l’occasione di regolamentare il rapporto tra esseri umani e piattaforme digitali, lasciando “intere praterie non presidiate” a vantaggio di colossi tecnologici orientati unicamente al profitto. In questo contesto, è opportuno distinguere il concetto di immagine da quello di reputazione. Il primo riguarda ciò che è effimero e può essere costruita artificialmente in ogni istante; la seconda, invece, nasce dall’identità autentica e richiede del tempo per svilupparsi, ma, una volta instaurata, rimane immutabile. Difatti, come spiega il concetto aristotelico di onore come premio della virtù, la vera reputazione si basa sul “fare” piuttosto che sull’apparire, slegandosi dal concetto di immagine.
Per contrastare questi fenomeni, Poma propone un’educazione digitale obbligatoria già a partire dalle scuole, oltre che trovare il cavillo per affibbiare maggiore responsabilità etica ai brand, sottolineando come codici professionali di autoregolamentazione etica sono in grado, contrariamente a quanto si pensa, di generare anche maggior profitti.
Leggi l’articolo completo Luca Poma: «Con il deep fake la reputazione è a rischio per vip e cittadini comuni. Vi spiego come difendervi» su Il Corriere della Sera.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (09/08/2025).

