Il libro Digital Habitus: A Critique of the Imaginaries of Artificial Intelligence propone un nuovo quadro teorico per affrontare le cause e gli effetti che le tecnologie digitali e gli immaginari ad esse collegati hanno sui processi di autointerpretazione e soggettivazione.
In questa opera, Alberto Romele formula tre tesi principali. In primo luogo, sostiene che le odierne tecnologie digitali, basate principalmente su algoritmi di intelligenza artificiale (IA) e sui big data, sono formidabili macchine per l’habitus: offrono servizi sempre più personalizzati, ma non si interessano veramente alle persone e alle loro peculiarità. In secondo luogo, questo libro sostiene che l’efficacia di queste macchine non dipende solo dalla loro capacità concreta di classificare il mondo sociale, ma anche dalle aspettative, dalle speranze, dalle paure e dall’immaginario che abbiamo nei confronti di queste tecnologie e delle loro capacità. Questo habitus culturale – una visione del mondo – ci porta a credere nell’efficacia concreta dell’IA e nel suo potenziale per le nostre società. In terzo luogo, l’autore riprende la nozione bourdieusiana di habitus e la collega all’attuale “svolta empirista” della filosofia della tecnologia. Egli sostiene che, guardando troppo da vicino alle cose in sé, molti filosofi della tecnologia si sono privati della possibilità di studiare le condizioni simboliche di possibilità in cui i singoli artefatti tecnologici sono sempre inseriti.
Maggiori informazioni su Routledge.

