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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Elon Musk, TikTok e Cina: controllo digitale e regolamentazione AI

Logo tiktok sovrapposto a bandiera cinese e statunitense. Immagine astratta in stile acquarello.

Elon Musk, attraverso la sua piattaforma X, ha progressivamente trasformato la sfera pubblica globale in uno spazio caotico e polarizzante, influenzando dibattiti politici e decisioni governative con interventi personali e controversi (come nel recente caso della diretta streaming organizzata da Musk con Alice Weidel). Ha contribuito ad amplificare teorie del complotto e attacchi politici, sollevando dubbi sulla trasparenza e sull’integrità della democrazia digitale. La sua gestione dei social media, che si può definire poco chiara, opaca, così come quella di altri leader tecnologici come Mark Zuckerberg, alimenta un modello in cui algoritmi e dati personali possono essere usati per manipolare l’opinione pubblica e comportamenti. 

Posizione delle big tech rispetto all’amministrazione Trump 

La digitalizzazione ha introdotto un controllo centralizzato sui contenuti online, sottoponendo sempre più spesso gli utenti a ruoli passivi e vulnerabili alla manipolazione. In un contesto del genere, un intervento regolatorio appare indispensabile, soprattutto per garantire trasparenza nei processi decisionali delle piattaforme e proteggere gli utenti da disinformazione e abusi.
Tuttavia, sembrerebbe che le big tech statunitensi preferiscano allinearsi al trumpismo, con decisioni che riflettono un cambio di rotta nelle politiche aziendali, allontanandosi da precedenti interventi regolatori. Infatti, oltre Elon Musk che ha trasformato X in una piattaforma di scontro ideologico, anche Meta ha abbandonato le politiche di inclusività e i team di fact-checking (ispirandosi proprio al metodo adottato dalle piattaforme di Musk per la moderazione dei contenuti, ovvero tramite le “Community Notes”), con altre aziende quali Uber, Amazon e il CEO di OpenAI, che si dimostrano aperte verso l’amministrazione Trump. 

Apple, invece, si dichiara contraria a questi cambiamenti e lo manifesta concretamente tramite la scelta di opporsi alla proposta di abolire i programmi di diversità, equità e inclusione. La società californiana sostiene che tali limitazioni comprometterebbero la gestione aziendale. La decisione definitiva è attesa per il 25 febbraio. 

Nonostante gli sforzi per creare spazi digitali più inclusivi e rispettosi dei diritti civili, il potere concentrato nelle mani di pochi miliardari continua a minacciare l’autonomia democratica. Riforme strutturali, come l’accesso pubblico ai dati e lo sviluppo di piattaforme alternative progettate per il dialogo costruttivo, risultano essere importanti per ricostruire una sfera pubblica più equa e partecipativa. 

Musk, ponte tra Cina e Stati Uniti 

Invece, sembrerebbe che il potere potrebbe sempre di più concentrarsi nelle mani di pochi magnati e proprietari di big tech, generando la potenziale possibilità di compromettere l’opinione pubblica tramite la manipolazione. Infatti, secondo un’indiscrezione riportata da Bloomberg, la Cina starebbe considerando la vendita delle attività statunitensi di TikTok a Elon Musk per evitare il divieto dell’app negli Stati Uniti, complicando ancora di più la questione della sicurezza digitale. Al momento si tratta di indiscrezioni, non di informazioni confermate. Quel che è certo, invece, è che la Corte Suprema americana dovrà decidere entro il 19 gennaio se ByteDance, la società madre cinese, debba cedere le attività statunitensi dell’app. Tuttavia, ByteDance ha smentito le indiscrezioni, ribadendo che nessuna decisione è stata presa e che Pechino preferirebbe mantenere il controllo dell’azienda. 

Perché cedere le attività statunitensi a Elon Musk? 

Il proprietario di X è considerato una figura chiave per le relazioni tra Cina e Stati Uniti, grazie ai suoi legami con il governo cinese e la sua influenza sulle due maggiori economie globali. La sua azienda Tesla, che gestisce un importante stabilimento a Shanghai, è già un esempio della cooperazione con Pechino. Ciò consentirebbe di evitare il bando dell’app negli Stati Uniti. 

Perché non vendere a Musk? 

La prospettiva di un accordo con Musk genera diverse perplessità negli Stati Uniti. Infatti, la preoccupazione non riguarda solo la qualità dell’informazione che, visti i risultati con X e Grok, potrebbe sempre di più essere compromessa e soggetta alla propaganda. Ma riguarda anche il rischio che rappresenta TikTok per la sicurezza nazionale, a causa del potenziale accesso del governo cinese ai dati degli utenti americani. 

Infatti, nel caso di una cessione di TikTok, il governo cinese avrebbe un ruolo cruciale poiché tale piattaforma è considerata una tecnologia sensibile e, in quanto tale, soggetta ai controlli sulle esportazioni. Le leggi cinesi stabiliscono che l’esportazione di tecnologie avanzate, come gli algoritmi utilizzati da TikTok per raccomandare contenuti agli utenti, richieda l’approvazione governativa. 

Nonostante ByteDance sia formalmente una società privata, le autorità cinesi esercitano una supervisione significativa in questo ambito, poiché tali tecnologie sono considerate strategiche e possono avere implicazioni per la sicurezza nazionale. Questo significa che, anche se la vendita di TikTok fosse negoziata, il governo cinese dovrebbe autorizzarla, garantendo che non vi siano rischi per i propri interessi o per il controllo su queste tecnologie avanzate. 

Un futuro incerto 

Queste ultime premesse, unitamente alle recenti decisioni sul fact-checking da parte di Meta e all’apertura verso governo di Trump da parte di altre big tech, contribuiscono a preoccupare una parte del popolo statunitense (e non solo) sul futuro della sfera pubblica globale, in particolar modo per quanto riguarda l’informazione e la democrazia. 

Leggi gli articoli completi: 

“Elon Musk compra TikTok”: l’idea cinese per evitare il bando Usa. Ma ByteDance smentisce su repubblica.it

Le Big Tech si inchinano a Trump, ma Apple punta i piedi sui diritti. Il caso Stati Uniti-Meta su quotidiano.net

Elon Musk and the new world order: the hijacking of the global conversation su theguardian.com

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