Francesco Gadaleta, esperto in IA, espone come, secondo lui, l’industria tecnologica stia commettendo un importante errore strategico licenziando i programmatori per sostituirli con l’IA, una scelta che potrebbe avere gravi ripercussioni a lungo termine.
Gadaleta spiega che dalla mancanza di investimenti nella formazione dei giovani sviluppatori, ne potrebbe conseguire una generazione di programmatori impreparati, incapaci di affrontare problemi complessi come l’ottimizzazione delle prestazioni o il debugging di situazioni critiche. Infatti, al momento, quando un programma non funziona come previsto, c’è un programmatore (il debugger) che esamina il codice per trovare la causa del problema. Invece, seguendo la direzione che sembrerebbe aver adottato l’industria tecnologica, i “professionisti” rischiano di convertirsi più in utilizzatori passivi di IA anziché essere ingegneri competenti.
In sostanza, Gadaleta spiega che le aziende che scelgono di sostituire i programmatori con l’IA, potrebbero poi ritrovarsi vulnerabili a falle di sicurezza e problemi tecnici difficili da risolvere. Infatti, nel momento in cui il codice generato dall’IA si rivelerà inefficiente o difettoso, non ci saranno abbastanza esperti in grado di intervenire. Questo non solo all’interno delle aziende, ma proprio in generale in quanto saranno sempre meno i programmatori altamente qualificati.
Queste scelte potrebbero dare vita a uno scenario in cui solo le aziende più ricche potranno permettersi di pagare i pochi esperti rimasti, mentre le altre dovranno affrontare un crescente divario tecnologico. La convinzione che l’IA possa sostituire completamente i programmatori rischia di distruggere l’ecosistema dell’innovazione tecnologica, con costi elevati per l’intera industria.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

