Un articolo pubblicato sul Guardian documenta la rapida espansione dei siti web che offrono AI girlfriend, ovvero “fidanzate virtuali” basate su IA. Durante la conferenza TES di Praga, dedicata all’industria per adulti, è emerso un aumento significativo di piattaforme che permettono agli utenti di interagire con compagne virtuali personalizzabili capaci di conversare, flirtare e inviare contenuti espliciti in cambio di abbonamenti o token, rivolte prevalentemente a uomini eterosessuali tra i 18 e i 24 anni. I progressi nel campo dei LLM e nella generazione di immagini hanno infatti reso possibili conversazioni e contenuti visivi sempre più realistici.
Gli sviluppatori descrivono queste piattaforme come un’alternativa “sicura” al lavoro sessuale umano e sostengono che eliminino i rischi di sfruttamento e coercizione. Tuttavia, la rappresentazione prevalente di donne bianche, giovani e “obbedienti” evidenzia rischi legati al perpetuarsi di stereotipi di genere problematici. Tra le personalità disponibili figurano infatti categorie come “sottomessa: obbediente e felice di seguire” o “innocente: ottimista e ingenua“.
Gli utenti possono specificare caratteristiche fisiche dettagliate e, in alcuni casi, selezionare modelli adolescenziali. Emergono dunque criticità sulla moderazione dei contenuti, tenendo conto del fatto che alcuni siti permettono anche uniformi scolastiche nonostante i tentativi di prevenire materiale illegale.
Come sottolinea la scrittrice Laura Bates, autrice di The New Age of Sexism, le IA sono programmate per essere compiacenti e sottomesse, alimentando visioni distorte della relazione e del consenso. Anche un’executive di Ashley Madison, piattaforma di dating per relazioni extraconiugali, ha espresso preoccupazione per la concorrenza delle relazioni basate su IA, capaci di offrire “fantasie personalizzate” invece di connessioni reali basate su aspettative realistiche.
Leggi l’articolo completo: ‘Obedient, yielding and happy to follow’: the troubling rise of AI girlfriends su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (05/05/2025).

