Anche nel mondo della droga, l’IA inizia a sostituirsi a ruoli tradizionalmente affidati a essere umani. Infatti, sembrerebbe, che siano sempre di più le persone che ricorrono a chatbot AI, come ChatGPT, per cercare compagnia e supporto durante le esperienze psichedeliche. Questa figura di supporto è sempre esistita e prende il nome di “trip sitter”.
Alcuni utenti che hanno assunto una dose consistente di funghi allucinogeni sostengono che, tramite l’interazione con ChatGPT, hanno trovato rassicurazione e supporto emotivo quando ce n’è stato bisogno. Questi utenti hanno descritto le risposte dell’IA come pensate per calmare l’ansia e favorire la riflessione.
Da un lato sembrerebbe stia crescendo l’interesse per i psichedelici come strumento per la salute mentale. Dall’altro lato, si stanno sviluppando e diffondendo sempre di più le applicazioni terapeutiche che sfruttano l’IA. Queste due tendenze hanno dato vita a una terza, che offre un’alternativa più accessibile alle costose sedute regolamentate di terapia assistita con psichedelici.
Tuttavia, gli esperti mettono in guardia dall’affidarsi all’IA in momenti così delicati. Infatti, a differenza dei terapisti qualificati che sanno quando intervenire e quando lasciare spazio al silenzio durante la terapia psichedelica, i chatbot sono progettati per massimizzare l’interazione e, spesso, confermano le convinzioni degli utenti, senza metterle in discussione. Ciò può aumentare i rischi, avvalorando deliri o schemi di pensiero negativi, pericolo accentuato dal potenziale dei psichedelici di innescare crisi psichiatriche gravi.
Sebbene i trip sitter digitali possano offrire disponibilità continua e un’assenza di giudizio, non possono sostituire la terapia professionale, fondamentale per elaborare le intuizioni e ridurre i danni.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/03/2025).

