Chi ha detto che poesia, tecnologia e IA non possono fondersi in un’unica esperienza sensoriale? Giuliano Logos, primo italiano a vincere il titolo di Campione del Mondo di Poetry Slam a Parigi nel 2021, ha deciso di ribaltare i luoghi comuni e portare l’intelligenza artificiale sul palco, trasformandola in un’estensione della sua voce, del suo ritmo e della sua stessa arte. Non si tratta di un vezzo futurista o di una trovata per stupire il pubblico, ma di un esperimento che ridefinisce il concetto stesso di performance.
Un palco condiviso: quando la poesia incontra l’IA
Logos non è nuovo alla contaminazione tra poesia e tecnologia. Già con Mindscapes – Visioni d’artista aveva esplorato l’uso della realtà virtuale per amplificare l’esperienza poetica, ma con il progetto sviluppato insieme ad Alex Braga e il suo A-MINT (Artificial Musical Intelligence) il salto è ancora più audace. A-MINT è un sistema di intelligenza artificiale che non si basa su un database preconfezionato, ma si adatta in tempo reale all’artista, rispondendo ai suoi input vocali e creando un flusso musicale in perfetta sintonia con la performance.
La voce di Logos, con la sua cadenza e il suo ritmo, diventa il detonatore che innesca suoni e atmosfere uniche, costruendo una nuova dimensione poetica. Questo non è un semplice accompagnamento musicale: è una vera e propria co-creazione tra uomo e macchina, un dialogo artistico che sfida il concetto di autorialità e di esecuzione.
Poesia e intelligenza artificiale: un connubio antico e futuristico
Non è la prima volta che la tecnologia si intreccia con la poesia. La Code Poetry, ad esempio, ha già esplorato la possibilità di scrivere versi attraverso il linguaggio di programmazione, dando vita a testi che sono sia leggibili che eseguibili da un computer. Ma qui la sfida è diversa: non si tratta solo di sperimentare con il codice, bensì di creare un’arte viva, che esiste solo nel momento della performance e che non può essere replicata allo stesso modo.
Questo approccio cambia radicalmente il modo di pensare la poesia: non più una sequenza di parole incastonate su un foglio, ma un’esperienza in continua mutazione, dove ogni performance è unica e irripetibile. L’intelligenza artificiale, anziché sostituire il poeta, diventa il suo strumento espressivo, amplificando le sue possibilità creative senza snaturarne l’essenza.
L’IA come alleato dell’arte e della poesia
Logos è consapevole del dibattito etico che circonda l’uso dell’intelligenza artificiale nel mondo artistico. Lungi dall’essere un ingenuo apologeta della tecnologia, il suo intento è quello di dimostrare che esiste un modo sano e sostenibile per utilizzarla. A-MINT, ad esempio, non richiede risorse computazionali spropositate, non si nutre di enormi database costruiti con dati sottratti agli utenti, e soprattutto non mira a sostituire l’artista, ma a supportarlo.
Il futuro della poesia è scritto dall’intelligenza artificiale?
Logos non ha dubbi: il futuro dell’arte non è una battaglia tra uomo e macchina, ma una collaborazione consapevole tra le due dimensioni. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento incredibile, a patto che sia utilizzata con criterio e visione. Il vero nodo cruciale, alla fine, rimane sempre lo stesso: non è la tecnologia in sé a determinare il valore di un’opera, ma l’intenzione con cui la si usa.
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Foto dal profilo instagram di Giuliano Logos (@useyourlogos)

