Su Nero, Philip Di Salvo riflette sulle capacità degli algoritmi generativi.
Analizzando la produzione di contenuti generati da AI, emerge che, sebbene possano imitare la plausibilità, mancano spesso di sostanza. Niente di quello che producono i sistemi di IA generativa risponde a un qualche criterio di veridicità o di senso. Questo vale per Midjournery come per ChatGPT e gli altri strumenti diventati virali negli ultimi mesi. Nel loro fornire un output sulla base di un input, queste forme algoritmiche rispondono a un criterio puramente statistico e quantitativo.
Gli algoritmi di IA generativa sono macchine profondamente banali, che semplificano e snaturano e sarà fin troppo facile sfruttarle per scopi malevoli. L’entusiasmo riguardo intelligenze artificiale che possano sviluppare pensieri autonomi è irreale, risente maggiormente delle fascinazioni della fantascienza che della realtà tecnologica. In questo clima, è necessario adottare un approccio più critico verso l’utilizzo di questi software, considerando le serie implicazioni etiche e l’impatto sociale che possono avere.
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Foto in copertina di Greg Rosenke su Unsplash.

