L’IA entra anche nel mondo della moda tramite la creazione di “gemelli” AI di alcune modelle, un’iniziativa lanciata da H&M per i contenuti di marketing online. Le modelle coinvolte, al momento 30, sono tutte retribuite appositamente per l’uso della loro immagine. Tuttavia, il settore si dichiara preoccupato per l’impatto sull’occupazione e sui lavoratori. Il sindacato Bectu, ad esempio, avverte che questa tecnologia potrebbe ridurre opportunità per truccatori, parrucchieri e tecnici di illuminazione. Anche la Model Alliance solleva dubbi sulla retribuzione equa e sulle implicazioni di lungo termine.
Il dibattito sull’uso dell’IA nella moda richiama le preoccupazioni già emerse in altri settori, come Hollywood, e solleva il rischio di nuove forme di sfruttamento. Infatti, se le modelle più affermate potrebbero trarne vantaggio, chi lavora nei servizi fotografici di e-commerce rischia di essere sostituito. La questione della regolamentazione diventa centrale, con l’imminente Fashion Workers’ Act e il futuro AI Act dell’UE, che imporrà maggiore trasparenza sulle immagini generate artificialmente.
Da un lato, c’è chi vede nell’IA un’opportunità per aumentare la diversità nel mondo della moda. Dall’altro, emergono casi di manipolazione discutibile, come la modifica del colore della pelle delle modelle. Le aziende assicurano che l’IA non sostituirà i modelli reali, ma si limiterà a integrarli. Tuttavia, rimane il timore che questa tecnologia sia solo un ulteriore modo per ridurre i costi e aumentare i profitti, a discapito dei lavoratori del settore.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

