È stato appena pubblicato il report 2023 relativo alle attività svolte dal Telefono Rosa Piemonte di Torino a favore di donne e ragazze vittime di violenza maschile. Il report integrale è consultabile e scaricabile al link https://telefonorosatorino.it/wp-content/uploads/2024/07/REPORT-2023.pdf
Insieme ai dati di monitoraggio sulle accoglienze, il report contiene una serie importante di dati e approfondimenti: sociali, psicologici e anche legali, insieme a frequenti cenni sul ruolo e sul significato che, nel bene e nel male, stanno assumendo il web e le tecnologie informatiche.
Dal report ricaviamo due dati significativi: il primo è legato al numero dei contatti della sezione aiuto on line e social, che sono passati da 4.003 del 2019 ai 5.028 del 2023. Aumento importante, per il quale occorre una indispensabile precisazione metodologica. Ognuno di quei contatti è stato gestito da una operatrice “reale”. Non potrebbe essere diversamente, perché se un centro antiviolenza basa l’accoglienza e il contrasto alla violenza sulla relazione, nessuna chatbox virtuale e nemmeno un risponditore automatico, per quanto “addestrato”, potrebbe assolvere la stessa funzione. La tecnologia o, se vogliamo, l’IA, non ci può aiutare, almeno al momento. Disponibili, se ciò accadesse, a clamorose smentite!
Altra informazione tratta dal report: i casi di molestie sessuali, che comprendono il cyberstalking, il revenge porn e tutta la serie di violenze on line variamente definite, sono passati dall’8,47% del 2020 al 15,35% del 2023. Per essere precisi, dopo una impennata nel 2021 e nel 2022, rispettivamente al 20,43% e 20,13%.
Quale impatto per questi dati? Forse il web costituisce un rischio limitato e gli allarmi risultano essere eccessivi?
Occorre partire da una considerazione: se ciò che è sommerso resta spesso tale, come nel passato, per quanto riguarda le violenze fisiche, psicologiche, sessuali ed economiche, il sommerso delle violenze on line potrebbe essere ancora superiore. In occasione del Safer Internet Day dello scorso febbraio, l’Osservatorio Indifesa ha rilevato che il 65% degli intervistati (su un campione di 4.115 adolescenti in tutta Italia) ha dichiarato di essere vittima di violenza, soprattutto on line, mentre il 45% è stato vittima di revenge porn. Ci si chiede, quindi, se, a fronte di questa consapevolezza, ci sono riferimenti e strategie di contrasto efficaci. La risposta appare ovvia: no!
Essere consapevoli che quanto si sta subendo è un illecito non apre, automaticamente, la strada alla segnalazione o alla denuncia. Colpa dello stigma, della vergogna, del timore dei giudizi altrui (genitori, insegnanti, amiche e amici): e sovente la reazione è inesistente.
L’osservatorio del Telefono Rosa Piemonte non deve avere una valenza statistica assoluta: va da sé. Ma costituisce, ormai da 31 anni, un “termometro” di quanto sta accadendo, un indice di rilevazione delle diverse forme di abuso che ragazze e donne subiscono quotidianamente. Questo è uno degli altri motivi per cui la tecnologia (e anche l’Intelligenza Artificiale), per quanto ci è dato sapere, come profane, non possono in alcun modo sostituirsi alla relazione personale, alla rassicurazione, all’ascolto e all’accoglienza. Senza giudizi e senza alcuna attribuzione di colpa a chi di colpe non ne ha.

Se finora è stato preso in considerazione un aspetto positivo del web (la potenzialità del contatto da remoto) e uno negativo (le violenze on line), possiamo però immaginare uno scenario che possa concretamente costituire un modello di cambiamento.
Concordiamo con l’opportunità (che è comunque una vera e propria necessità) di fare in modo che nel mondo IT e dell’IA la presenza del genere femminile possa aumentare. Se l’IA può aiutare l’umanità a raggiungere tutti i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, è anche vero che occorre sapere a quali condizioni.
Non pensiamo sia sufficiente la tutela di norme e leggi e di chi le deve applicare.
Da anni il Telefono Rosa Piemonte insiste sull’ottica generativa: per i giovani (e anche per chi non lo è più) serve una assunzione di responsabilità, personale. La tecnologia ha bisogno di professionalità femminili: la loro presenza può aumentare l’impatto di linguaggi, idee, strumenti e contenuti. Ma non bastano le professionalità a sradicare stereotipi e pregiudizi.
L’Intelligenza Artificiale aiuterà il mondo ad evolvere: ma dipende da chi la gestirà, perché sarà sempre l’utente finale colui (o colei) che dovrà modulare lo strumento.
Ci piace l’impostazione fornita molto recentemente dall’Unesco: l’obiettivo è che tutte e tutti possano interagire con l’IA in modo sicuro, etico e responsabile, soprattutto nell’istruzione.
Con quali strumenti? Con una mentalità incentrata sull’uomo (anche qui, comprendiamo il contesto, meno il linguaggio), con l’insegnamento di una vera etica dell’IA, in modo che sia il fruitore finale a determinare il successo o il fallimento delle iniziative. Ma serve anche fornire tecniche e modalità di utilizzo dell’IA, che a loro volta necessitano di progettazioni adeguate dei sistemi di IA.
Ciò serve sia nel mondo dell’educazione, ma soprattutto nel mondo delle relazioni. Le deleghe non sono funzionali: scuola, famiglia, società devono agire per il bene comune.
Come centro antiviolenza, teniamo nella massima considerazione le possibili opportunità di web, Internet Tecnology e Intelligenza Artificiale, con la massima fiducia; anche, però, con la necessaria attenzione. Perché è nell’etica della persona e della società che si può davvero realizzare un contesto accogliente e non giudicante per le tecnologie e anche per chi ne è purtroppo vittima. Come sempre, non è lo “strumento” ad essere buono o cattivo in assoluto: dipende sempre dall’uso che se ne fa.

