L’intelligenza artificiale sta creando un mercato del lavoro kafkiano per i neolaureati britannici. Susie, dottorata di Sheffield, ha sottoposto 700 candidature in nove mesi ricevendo solo rifiuti automatici. Martyna, 23 anni con una magistrale in letteratura, ne ha inviate 150 ottenendo a malapena cinque colloqui. Questi episodio mostrano la duplicità del problema: l’IA elimina i posti entry-level mentre facilita candidature di massa con CV quasi identici.
Su LinkedIn, difatti, si vedono centinaia di candidature entro un’ora dalla pubblicazione dell’annuncio. Questo accade perché i candidati copiano intere descrizioni di lavoro nei propri CV, invisibili all’occhio umano, per ingannare gli algoritmi di selezione. La conseguenza, dunque, è che chi assume non sa più come filtrare le domande, dal momento che tutte soddisfano perfettamente i requisiti e sono indistinguibili tra di loro.
Pertanto, questi meccanismi, uniti alla tendenza degli studenti a perdere competenze di base usando l’IA per alcune mansioni ma anche al fatto che le aziende che la usano per tagliare posti di lavoro e costi, portano sempre più allo sviluppo di una generazione iper-qualificata che compete sempre di più per lavori che non sfruttano le proprie competenze.
Leggi l’articolo completo ‘I’ve £90k in student debt – for what?’ Graduates share their job-hunting woes amid the AI fallout su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/07/2025).

