Sempre più spesso si sente parlare di come l’IA potrebbe ridisegnare il mercato del lavoro. Secondo PwC, McKinsey e World Economic Forum, ad esempio, da qui al 2050, fino al 60% degli attuali posti di lavoro richiederà un adattamento profondo. Non per forza spariranno, ma cambieranno in modo sostanziale. Le persone potrebbero trovarsi a dover acquisire nuove competenze, soprattutto digitali, per poter effettivamente lavorare.
McKinsey stima che, già entro il 2030, il 30% dei lavori negli Stati Uniti sarà automatizzato, con effetti ancora maggiori entro una quindicina d’anni. Goldman Sachs prevede che nel 2045, fino al 50% dei lavori potrebbe essere completamente automatizzato, per via dell’IA generativa e della robotica.
Sembrerebbe che i primi settori che saranno colpiti sono quelli che si basano su attività ripetitive, come l’inserimento dati, il servizio clienti, la contabilità, l’analisi di base, i ruoli paralegali. Strumenti come chatbot, piattaforme AI e robotica, in alcuni casi, stanno già sostituendo queste mansioni. Anche i media sembrano subirne già l’impatto, basti pensare alla grafica, al copywriting o al giornalismo. Più resilienti risultano invece essere i settori della sanità, dell’educazione e della leadership strategica, dove empatia, intelligenza emotiva e giudizio umano risultano ancora essere insostituibili.
Secondo Ray Dalio e Larry Fink, chi investirà oggi in competenze critiche e digitali avrà maggiori opportunità in un mercato sempre più automatizzato.
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