Recentemente, Ilya Sutskever, ex-cofounder di OpenA,I ha organizzato un rituale in cui ha bruciato un’effigie rappresentante l’AI “non allineata” per simboleggiare l’impegno dell’azienda verso i suoi principi fondatori. Questo atto, insieme alla pubblicazione del libro di Fei-Fei Li “The Worlds I See”, rappresentano tappe significative della reazione umana a una tecnologia che mette in discussione la nostra auto-percezione.
Le risposte all’intelligenza artificiale variano: alcune persone negano la sua realtà, considerandola solo matematica o un costrutto ideologico del capitalismo; altre temono le sue implicazioni pervasive; altre ancora credono che possa essere controllata attraverso politiche e regolamentazioni.
Elizabeth Kübler-Ross identificava cinque stadi del lutto: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione. Questi stadi possono essere applicati anche alle reazioni all’AI: dalla negazione della sua realtà, alla rabbia per la sua minaccia percepita, alla contrattazione per il suo controllo etico, alla depressione per il suo impatto esistenziale, fino all’accettazione della sua inevitabilità.
Queste reazioni, pur contenendo elementi di verità e saggezza, sono inadeguate ad affrontare le sfide poste dall’AI, che attraversano tutti questi stadi e le loro rivendicazioni per vantaggi a breve termine. Le risposte occidentali all’AI, sebbene peculiari, non sono universali e spesso si sovrappongono.
Rifiuto
La prima reazione all’IA è spesso la negazione. Alcuni sostengono che l’IA non sia reale, riducendola a semplici algoritmi matematici o meccanismi statistici privi di vera intelligenza. Questo rifiuto è un modo per proteggersi dall’ansia provocata dall’idea di una tecnologia fuori controllo. Critici come Gary Marcus hanno ripetutamente dichiarato che l’IA è sempre a pochi mesi dal fallimento, nonostante l’adozione diffusa di queste tecnologie.
Rabbia
Quando diventa impossibile negare l’impatto dell’IA, emerge la rabbia. Critici accesi vedono l’IA come una minaccia esistenziale per il lavoro umano, la privacy e persino la nostra stessa essenza. Questo sentimento è alimentato dalla paura che le macchine possano sostituire l’umanità in molti ambiti della vita.
Contrattazione
La fase della contrattazione vede gli individui cercare compromessi per mitigare gli effetti dell’IA. Si discute di regolamentazione e di linee guida per assicurare che l’IA serva il bene comune e rimanga sotto controllo umano. Questa fase riflette un tentativo di trovare un equilibrio tra progresso tecnologico e sicurezza umana.
Depressione
Per alcuni, l’accettazione delle potenzialità dell’IA porta a un profondo sconforto. Questa depressione è radicata nella convinzione che l’umanità possa perdere il proprio posto privilegiato nell’universo, riducendosi a uno degli attori in un panorama tecnologico dominato dalle macchine. La consapevolezza che l’IA possa superare le capacità umane in molti campi provoca un senso di inevitabile declino.
Accettazione
L’ultima fase è l’accettazione. Questo non significa necessariamente un’accettazione serena e ottimistica, ma piuttosto una consapevolezza delle implicazioni a lungo termine dell’IA. Alcuni vedono l’evoluzione dell’intelligenza artificiale come parte di un processo evolutivo più ampio, che supera i riferimenti storici convenzionali. L’accettazione può anche significare riconoscere che l’intelligenza artificiale è un risultato della complessificazione dell’intelligenza stessa, un processo che include sia l’evoluzione naturale che quella artificiale.
Sebbene queste reazioni possano sembrare distinte, esse sono interconnesse e rappresentano una risposta collettiva a un cambiamento profondo e inevitabile.
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Foto di Aron Visuals su Unsplash

