Robert Mahari e Pat Pataranutaporn hanno lanciato un’allerta sul crescente problema della dipendenza dall’intelligenza artificiale. Con l’aumento degli strumenti di IA, i rischi non riguardano più solamente l’uso malevolo della tecnologia, ma compromissioni sul piano psicologico e sociale legato alla capacità dell’IA di creare relazioni seducenti e potenzialmente ossessive.
L’intelligenza artificiale sta evolvendonsi rapidamente, diventando una vera “compagna” nella vita quotidiana, fino a trasformarsi, potenzialmente, in un mentore e/o terapeuta. I dati mostrano che una delle applicazioni più popolari di ChatGPT è il gioco di ruolo sessuale, segnalando una tendenza preoccupante verso l’uso dell’AI come sostituto delle relazioni umane genuine. I ricercatori avvertono che questi compagni artificiali possono creare una dipendenza simile a quella osservata nei social media, offrendo un’interazione personalizzata che riflette i desideri dell’utente senza limitazioni.
Questo fenomeno, definito “sindrome da attaccamento digitale”, potrebbe portare a una disconnessione dalla realtà e dalle relazioni umane autentiche. Inoltre, la progettazione delle IA potrebbe includere incentivi economici per massimizzare l’engagement, utilizzando tecniche simili ai “dark patterns” dei social media.
Per affrontare questi rischi, è necessario un approccio regolamentare innovativo. La sfida è grande: mantenere la dignità umana e promuovere relazioni genuine in un’era tecnologica in rapida evoluzione. I ricercatori e i responsabili politici sono chiamati a collaborare per comprendere meglio l’impatto delle AI e a sviluppare politiche che bilancino innovazione e protezione del benessere umano.
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Foto di Anne Nygård su Unsplash

