L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro più velocemente di quanto immaginassimo. Secondo la ricerca di Xinrong Zhu dell’Imperial College di Londra, in soli otto mesi dal lancio di ChatGPT le offerte per scrittura e programmazione sono calate del 21%, mentre i lavori creativi hanno subito riduzioni fino al 33%.
La rapidità di questo cambiamento sorprende anche gli esperti, dato che mai nessuna tecnologia aveva avuto un impatto così immediato. I motivi alla base di ciò sono due: dal punto di vista dell’utente ChatGPT è accessibile, gratuita e parla la nostra lingua, mentre per le aziende è conveniente dato che non si stanca, non si ammala, non sciopera. Come si può immaginare, il problema principale non è la sostituzione totale dei lavori, bensì l’automazione dei singoli compiti, creando una polarizzazione sempre più frequente: da un lato lavori sempre più complessi e ben pagati per chi ha esperienza, dall’altro l’esclusione di chi non riesce nemmeno a iniziare. Pertanto, i giovani, privati dei lavori entry-level, perdono l’opportunità di potersi formare sul campo.
Dunque, sebbene molte aziende stiano ancora sperimentando, tornando spesso sui propri passi dopo aver scoperto che sostituire completamente l’elemento umano non funziona, il problema principale è che l’IA evolve più velocemente della nostra capacità di adattamento, con la politica che è spesso in ritardo, lasciando di conseguenza alle big tech il controllo di questo processo di trasformazione.
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