Il servizio sanitario britannico sta pianificando di testare il DNA di tutti i neonati inglesi entro dieci anni, utilizzando l’intelligenza artificiale, per prevedere malattie future. Se finora sono già stati campionati 100.000 bambini, l’obiettivo dichiarato è quello di rivoluzionare la prevenzione sanitaria con diagnosi più rapide ed accurate.
Di fronte a questa prospettiva, la dottoressa Janet Menage ha sollevato alcune preoccupazioni etiche. Nello specifico, questi dati genetici potrebbero finire nelle mani di aziende private, alimentando un mercato genomico globale che già nel 2023 valeva 32,65 miliardi di dollari. Il problema centrale, secondo l’autrice, è il consenso informato: i genitori possono davvero acconsentire se non conoscono tutti i possibili usi futuri del DNA dei loro figli? Oltre alla prevenzione, questi dati potrebbero servire per testare farmaci o vaccini. Inoltre, l’integrazione con l’IA apre scenari di sorveglianza digitale inquietanti.
Dunque, dal momento che già 57 milioni di dati di pazienti sono già stati usati dal sistema sanitario nazionale per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale oltre gli scopi originari, il tema su cui occorre un’analisi maggiormente approfondita riguarda l’equilibrio sottile tra la capacità dei medici di informare adeguatamente i pazienti sui rischi potenziali e lo sviluppo tecnologico già in corso.
Leggi l’articolo completo Ethical questions surround the NHS sampling babies’ DNA su The Guardian.
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