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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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L’utilizzo dell’IA nella Pubblica Amministrazione

IA nella Pubblica Amministrazione

Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026

L’intelligenza artificiale (IA) sta cambiando profondamente ogni ambito della vita sociale, ridefinendo il modo in cui si lavora, si comunica e si accede ai servizi pubblici. Le amministrazioni pubbliche non possono sottrarsi a questo cambiamento epocale: l’IA, infatti, non è più solo una possibilità tecnologica, ma un elemento strategico per migliorare l’efficienza dei processi, la qualità dei servizi e la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini. In questo contesto si inserisce il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026[1], che abbraccia pienamente il potenziale dell’intelligenza artificiale, integrandola in un progetto di trasformazione digitale più ampio e articolato. Questo Piano, difatti, non si limita a promuovere l’adozione di tecnologie innovative, ma traccia una visione strategica che mira a rendere la Pubblica Amministrazione italiana un modello di modernità, trasparenza e accessibilità.

L’IA, nel quadro del Piano Triennale, è vista come uno strumento essenziale per ottimizzare le risorse e migliorare i servizi pubblici, garantendo una maggiore personalizzazione e una risposta più tempestiva alle richieste dei cittadini, rendendo automatizzati processi complessi e ripetitivi, consentendo così alle amministrazioni di concentrare le proprie energie su attività ad alto valore aggiunto.

In tale contesto, il Piano non si limita a un’adozione tecnologica generalizzata bensì pone grande attenzione alla necessità di un utilizzo responsabile e trasparente dell’intelligenza artificiale, nel rispetto dei diritti fondamentali e delle normative europee, come l’AI Act[2]. Questo approccio equilibrato sottolinea come la tecnologia debba sempre essere al servizio della persona e non il contrario.

L’articolazione del Piano è certamente chiara e ambiziosa. Si struttura in tre direttrici fondamentali: strategie per la trasformazione digitale, componenti tecnologiche e strumenti operativi. Questi pilastri si integrano tra loro, creando una visione complessiva che abbraccia sia gli aspetti strategici che quelli più tecnici e pratici.

Le strategie definiscono i principi guida e gli obiettivi generali; le componenti tecnologiche identificano le soluzioni e le infrastrutture da adottare; gli strumenti operativi forniscono indicazioni concrete per l’implementazione delle misure previste.

Il primo fattore di rilievo è rappresentato dalle strategie, che delineano il quadro concettuale entro cui si colloca la trasformazione digitale. Il principio del digital & mobile first è il fulcro di questa visione: i servizi pubblici devono essere progettati per il digitale, con un’attenzione particolare all’accessibilità tramite dispositivi mobili, ormai parte integrante della quotidianità dei cittadini. Il principio del cloud first, invece, sottolinea l’importanza di adottare soluzioni tecnologiche moderne come il cloud computing, che offre vantaggi in termini di sicurezza e sostenibilità. Infine, il concetto di interoperabilità by design evidenzia la necessità di garantire che i diversi sistemi informativi delle amministrazioni possano comunicare tra loro, eliminando duplicazioni e rendendo più semplice e immediata la gestione delle informazioni.

Sul piano tecnologico, il Piano Triennale affronta il tema della digitalizzazione dei servizi pubblici con un approccio ambizioso e inclusivo. Si punta a rendere i servizi accessibili, intuitivi e centrati sui bisogni dell’utente, ponendo un’enfasi particolare sull’inclusività e sulla semplificazione. Un ruolo chiave in questo contesto è svolto dalla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)[3], che facilita lo scambio di informazioni tra le amministrazioni, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’esperienza dei cittadini. Parallelamente, viene promossa l’adozione dell’intelligenza artificiale, che può contribuire a ottimizzare i processi decisionali, automatizzare compiti ripetitivi e personalizzare i servizi, sempre nel rispetto delle normative europee e dei diritti fondamentali.

Il Piano dedica inoltre grande attenzione alla sicurezza informatica, riconoscendo che la protezione dei dati e delle infrastrutture è una condizione imprescindibile per costruire un rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazioni. Le misure previste comprendono l’adozione di standard internazionali per la gestione della sicurezza, la formazione continua del personale e l’introduzione di strumenti avanzati per prevenire e contrastare le minacce cibernetiche. Questo approccio integrato alla sicurezza mira a creare un ecosistema digitale resiliente, in grado di affrontare le sfide di un mondo sempre più connesso.

Un aspetto distintivo del Piano è l’enfasi posta sul cambiamento culturale all’interno della Pubblica Amministrazione. La digitalizzazione non riguarda infatti solo le tecnologie, ma implica una trasformazione profonda delle modalità di lavoro, delle competenze e delle relazioni tra le persone. Per questo motivo, il Piano prevede investimenti significativi nella formazione e nello sviluppo delle competenze digitali, con l’obiettivo di creare una forza lavoro qualificata e motivata. Inoltre, viene promossa una maggiore collaborazione tra le diverse amministrazioni e con il settore privato, per condividere conoscenze, esperienze e risorse.

In termini di impatto atteso, notevoli sono le aspettative che toccano vari aspetti della vita quotidiana. Per i cittadini, significa poter accedere ai servizi pubblici in modo semplice, rapido e intuitivo, senza dover affrontare inutili complessità burocratiche. Per le imprese, il Piano rappresenta un’opportunità per operare in un ambiente più favorevole, con meno ostacoli amministrativi e maggiori opportunità di innovazione. Per le amministrazioni pubbliche, infine, offre la possibilità di migliorare l’efficienza operativa, ridurre i costi e accrescere la fiducia dei cittadini.

Si tratta di un passaggio fondamentale per allineare il nostro Paese agli standard europei, ma anche per costruire un modello amministrativo capace di affrontare con resilienza e flessibilità le sfide future, superando la logica della burocrazia tradizionale, caratterizzata da compartimenti stagni e lungaggini, per abbracciare un approccio più agile, integrato e orientato al risultato.

Riuscire in questa impresa significa non solo innovare, ma costruire un futuro in cui la tecnologia sia davvero al servizio delle persone, contribuendo al progresso collettivo e al benessere diffuso.


[1] Il Piano triennale si inserisce in un contesto di riferimento più ampio definito dal programma strategico “Decennio Digitale 2030”, istituito dalla Decisione (UE) 2022/2481 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022, i cui obiettivi sono articolati in quattro dimensioni: competenze digitali, servizi pubblici digitali, digitalizzazione delle imprese e infrastrutture digitali sicure e sostenibili.

[2] Il 1° agosto 2024 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024 che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale (noto anche come Regolamento sull’intelligenza artificiale o AI Act).

[3] La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) è lo strumento per gestire l’autenticazione, l’autorizzazione e il tracciamento dei soggetti abilitati per garantire la sicurezza delle informazioni.

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