Meta ha annunciato l’interruzione del programma di fact-checking, sostituendolo con note della comunità simili a quelle di X, in un cambio di strategia volto a favorire quello che Zuckerberg (e Musk) definiscono la “libera espressione” e ridurre le accuse di censura.
Il CEO Mark Zuckerberg ha illustrato una revisione delle politiche di moderazione che include la fine delle restrizioni su temi sensibili come immigrazione e genere e l’adeguamento dei filtri di scansione per, sostiene, concentrarsi su violazioni di “alta gravità”. Il team di revisione dei contenuti negli Stati Uniti verrà trasferito in Texas, con l’obiettivo di mitigare le percezioni di parzialità.
Il cambiamento segna un avvicinamento alle istanze conservatrici, come confermato da Joel Kaplan, responsabile degli affari globali di Meta, che ha criticato il programma di fact-checking per la presunta parzialità politica. Meta ha anche rafforzato i legami con l’amministrazione Trump, donando un milione di dollari per il suo insediamento e nominando alleati nel consiglio di amministrazione.
L’azienda aveva precedentemente lavorato per incrementare gli sforzi di fact-checking dopo le elezioni del 2016, ma il programma è stato criticato per politicizzazione e scarsa neutralità. L’abbandono del fact-checking solleva grosse preoccupazioni sulla sicurezza digitale e sull’impatto su scala globale, in particolare nei paesi dove tali reti sono state cruciali per contenere abusi e violenze. Sembrerebbe che i social media di Meta, così come X oggi, diventerà un covo di disinformazione. Sarà sempre più importante la verifica della da parte degli utenti della validità delle informazioni e notizie che leggono online.
Leggi gli articoli completi:
Stop al fact-checking di Meta, Canetta: “Ue continua a contrastare la disinformazione sui social” su larepubblica.it.
Meta eliminating fact-checking to combat “censorship” su axios.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3.

