Gli studi di psicologia sociale lo dimostrano chiaramente: la ricchezza cambia il comportamento delle persone, rendendole meno empatiche, più propense a infrangere le regole e meno generose. A conferma di ciò, ad esempio, la ricerca di Paul Piff dell’Università di Berkeley rivela come i conducenti di auto costose taglino più spesso la strada agli altri e non diano precedenza ai pedoni.
Questi effetti spiegano la mentalità dei miliardari della Silicon Valley, che finiscono per convincersi di meritare la loro ricchezza e di avere più voce in capitolo su tutto, facendo diventare il darwinismo sociale la loro giustificazione ideologica: frasi come “rendere il mondo migliore” e “muoversi velocemente e rompere le cose” nascondono l’idea che i più forti debbano prevalere. Per questo motivo, le diseguaglianze crescono e gli ultraricchi, come Musk e Bezos, si appassionano a utopie futuristiche come la colonizzazione di Marte, piuttosto che a risolvere la fame nel mondo. In questo neo-messianismo tecnologico, dunque, le loro aziende sono concepite come salvatori dell’umanità, mentre i lavoratori subiscono condizioni penose.
La deriva antidemocratica è la conseguenza logica di questo sistema, dove le persone ai vertici non hanno la minima intenzione di porsi a delle tassazioni o ad una regolamentazione, ma anzi, molti seguono teorie che propongono di abolire la democrazia per uno Stato-azienda guidato da CEO-sovrani, come sostiene Curtis Yarvin.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/07/2025).

