OpenAI e Google stanno facendo pressione sul governo degli Stati Uniti per ottenere il permesso di addestrare i loro modelli di IA su contenuti protetti da copyright. La loro motivazione per una richiesta del genere è che l’accesso a questi dati risulta essere cruciale per mantenere il primato tecnologico del Paese.
OpenAI, infatti, afferma che impedire alle aziende americane di ricorrere al fair use sui dati limiterebbe la loro competitività rispetto alla Cina dove, invece, gli sviluppatori avrebbero accesso illimitato ai contenuti. Pertanto, OpenAI suggerisce agli Stati Uniti di porre fine alle battaglie giudiziarie e concentrarsi maggiormente su una strategia che lasci spazio al “diritto di imparare” dell’industria dell’IA. Google condivide la stessa posizione, evidenziando come le politiche di fair use, insieme alle eccezioni di text e data mining, siano state essenziali per l’addestramento dell’IA su dati pubblici.
Anche Anthropic si è espressa in merito, seguendo la linea di Google e OpenAI. Si è concentrata maggiormente sui rischi per la sicurezza nazionale e sul potenziamento dell’infrastruttura energetica.
Nel frattempo, mentre arrivano queste richieste dalle big tech, queste ultime affrontano cause legali per l’uso di contenuti protetti senza autorizzazione, come ad esempio OpenAI, citata in giudizio da media quali il New York Times e da autori come George R.R. Martin.
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Immagine generata tramite DALL-E 3, 2025.

