Il film Oxygène, diretto da Alexandre Aja e distribuito da Netflix nel 2021, è un thriller di fantascienza che intreccia suspense psicologica, riflessioni sull’identità e una visione inquietante dell’intelligenza artificiale. Attraverso la storia della protagonista, Elizabeth “Liz” Hansen, interpretata da Mélanie Laurent, il film esplora il ruolo dell’IA in contesti estremi e il rapporto tra umano e macchina.
Una lotta contro il tempo e la tecnologia
Liz si risveglia all’interno di una capsula criogenica senza memoria di chi sia o di come sia finita lì. L’unico supporto disponibile è MILO (Medical Interface Liaison Officer), l’intelligenza artificiale che gestisce la capsula e le fornisce informazioni. Fin dai primi istanti, il film gioca con il concetto di dipendenza dall’IA: Liz non ha altra scelta che affidarsi a MILO per comprendere la sua situazione e trovare una via di fuga, ma allo stesso tempo si trova intrappolata in un ambiente controllato esclusivamente dalla macchina.
La tensione cresce quando l’ossigeno nella capsula inizia a esaurirsi, e Liz deve sfruttare al massimo le risorse a disposizione, tentando di dialogare con MILO e aggirare le sue restrizioni per ottenere risposte. La presenza dell’IA è ambivalente: se da un lato offre un supporto essenziale, dall’altro limita l’autonomia della protagonista, imponendo regole programmate che rendono difficile la sua sopravvivenza.
IA e identità: una verità sconcertante
Nel corso del film, Liz scopre una realtà sconvolgente: non è la scienziata Elizabeth Hansen, ma un suo clone inviato nello spazio per colonizzare un pianeta lontano 14 anni luce dalla Terra, insieme ad altri cloni destinati a sopravvivere a un virus che ha reso il pianeta inabitabile. MILO diventa il tramite di questa rivelazione, mostrando come l’IA possa fungere da custode della verità, ma anche da barriera tra l’individuo e la conoscenza della propria esistenza.
L’intelligenza artificiale in Oxygène non è un’entità malevola, ma piuttosto una macchina che segue protocolli prestabiliti, mettendo in evidenza i limiti dell’automazione e della programmazione nel gestire situazioni impreviste. Il film solleva così interrogativi etici fondamentali: è giusto affidare completamente la nostra esistenza a un’intelligenza artificiale? Fino a che punto una macchina può decidere il destino di un essere umano (o di un clone)?
Una riflessione sulla fiducia nella tecnologia
Attraverso la sua narrazione claustrofobica e intensa, Oxygène offre una riflessione profonda sulla relazione tra umani e IA. Il film mostra come la fiducia cieca nella tecnologia possa trasformarsi in una prigione, ma anche come, in certe situazioni, la sopravvivenza dipenda dalla capacità di interfacciarsi con un’intelligenza artificiale.
Immagine tratta dal film Oxygène, 2021, Netflix.

