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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Con PlayAI ora è possibile clonare le voci

Voce clonata

PlayAI, fondata nel 2016 da Hammad Syed e Mahmoud Felfel, inizialmente sembra essere una semplice estensione di Chrome in una piattaforma avanzata per la creazione di contenuti vocali sintetici, ad esempio per leggere ad alta voce gli articoli su Medium. Sucessivamente, l’azienda ha introdotto la possibilità per gli utenti di clonare voci e integrare la tecnologia text-to-speech nelle loro applicazioni, offrendo strumenti per personalizzare intonazione e ritmo. Tra i suoi prodotti più innovativi, PlayNote trasforma file come PDF e video in contenuti vocali, generando persino podcast da foto o altri media.

Queste novità offerte dalla piattaforma hanno suscitato parecchie preoccupazioni riguardo alla sicurezza e all’uso non autorizzato di voci clonate, come nel caso di registrazioni di personalità pubbliche, ma non solo. Nonostante le misure di moderazione, la possibilità di creare cloni vocali senza il consenso delle persone coinvolte solleva rischi legali. PlayAI ha dichiarato di bloccare contenuti abusivi, ma alcuni test hanno evidenziato falle nel sistema.

Inoltre, PlayAI si ritrova anche al centro di critiche per il suo approccio poco chiaro riguardo all’addestramento dei modelli AI e all’uso dei dati. Nonostante ciò, la startup ha recentemente ottenuto un finanziamento di 21 milioni di dollari, destinato a rafforzare la sua tecnologia e a sviluppare agenti vocali per aziende. 

Leggi l’articolo completo: PlayAI clones voices on command su techcrunch.com.

Immagine generata tramite DALL-E 3.

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