Durante un recente incontro internazionale organizzato dall’UNESCO a Parigi, esperti e rappresentanti di diversi paesi hanno definito per la prima volta una serie di linee guida globali per la protezione della privacy degli utenti delle neurotecnologie.
Il dibattito ha riguardato in particolare i dispositivi che permettono di leggere e interpretare l’attività cerebrale. Mentre in alcune aree come gli Stati Uniti e l’Unione Europea esistono già normative specifiche per i dispositivi cervello-computer impiantabili (utilizzati, ad esempio, per aiutare persone paralizzate a muoversi, comunicare o percepire), la regolamentazione di dispositivi non invasivi destinati al consumo di massa, come i dispositivi indossabili, è ancora carente.
La diffusione rapida e su larga scala di questi strumenti, però, solleva importanti questioni etiche che non possono attendere più di tanto, soprattutto se riguardano la privacy e la sicurezza dei dati cerebrali raccolti. Nataliya Kosmyna, neurotecnologa del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e coautrice delle linee guida globali, infatti, sottolinea l’importanza di valutare con attenzione le infrastrutture e la capacità di scalare questi dispositivi, per garantire adeguate tutele agli utenti.
Le linee guida approvate saranno sottoposte al voto degli Stati membri dell’UNESCO nel prossimo novembre, con l’obiettivo di stabilire un quadro etico condiviso per il futuro sviluppo e l’utilizzo delle neurotecnologie.
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