L’hype dell’intelligenza artificiale ha raggiunto dimensioni inimmaginabili. Da una parte persone preoccupate, dall’altra entusiaste.
Ma il mondo non si divide tra buoni e cattivi: il fare non richiede pregiudizi, ma curiosità e analisi.
In questo filone si pone Flowerista con le proprie carte da gioco, le prime in Europa create da 2 giovani donne. Ho partecipato ad una loro sessione nel contesto della Milano Digital Week 2024, insieme ad altri giocatori felici di mettersi alla prova.
Chi ha giocato
Le carte da gioco aiutano a definire obiettivi e modalità di messa alla prova dei giocatori, riuniti in due squadre l’una contro l’altra armate di fantasia e prompt.
La selezione naturale dei giocatori ha raccolto i partecipanti in due filoni: professionisti del mondo della comunicazione e altri.
Nelle due squadre partecipavano giocatori totalmente a digiuno di intelligenza artificiale, altri con qualche tentativo fallito, altri abituati ad usarla in contesti completamente diversi.
Mi è capitato di vedere tante dissonanze diventare una voce corale solo in un altro contesto, quello del podcasting.
Tantissime voci, esperienze, competenze. Ma tutti uniti dalla voce per registrare i podcast. Qui la dea della curiosità senza paura di sbagliare è stata la molla comune. Alla parola brain storming ci si è sciolti tutti.
Gli obiettivi
Le prove sono state varie. Dalla generazione di testi a immagini, fino a veri e propri interrogatori … andiamo in ordine.
Dovevamo creare prompt adeguati agli obiettivi, contesto, stile, forma e altri vincoli indicati dalle carte.
Già l’idea di scrivere prompt adeguati pone il problema della loro valutazione.
Gli organizzatori hanno fornito un tool per la valutazione dei prompt con una personalizzazione della AI.
Molto interessante l’idea di venire giudicati da una AI, secondo criteri definiti dall’organizzatore, con punteggi e motivazioni, per imparare e migliorare.

Gli approcci
Le due squadre sono rimaste profondamente influenzate dai due portavoce che, armati di device, scrivevano i prompt con i criteri che già utilizzavano, lasciando alla squadra il compito di integrare i prompt o determinarli sempre più.
Chi era più propositivo, chi più dubbioso, chi chiedeva se si poteva fare, chi da una fase di silenzio si è trovata a passare ai prompt più geniali, come se la sua creatività non avesse aspettato altro in tutti questi anni.
Il compito era realizzare un prompt completo da testare, senza svilupparlo con la AI (CoT).
Il metodo
L’idea di creare un prompt subito giusto è qualcosa che, a mio parere, può essere fatto solo in particolarissimi contesti. Il gioco è uno di questi: bisogna provare per farsi dire di non essere stati efficaci.
Tuttavia la verità è che nessuno ha un metodo migliore degli altri, ma ci sono molti metodi e ognuno lo reputa il migliore. Chi fa una domanda diretta, chi inizia a conversare con la macchina e costruisce il pensiero un prompt dopo l’altro.
Questa è la catena dei pensieri, la Chain of Thoughts, che indica sia la formazione del nostro pensiero uno step dopo l’altro, sia la formazione della risposta della macchina un prompt dopo l’altro.
Il gioco premia invece il prompt definito. Questo richiede una profonda conoscenza dell’obiettivo proposto per essere efficaci, ma è anche vero che l’essere perfettamente ignoranti dell’obiettivo aiuta a capire gli errori e come la AI che ci valuta li individua.
Fosse stata una persona a dirci che non capivamo nulla, ci saremmo irritati. Essendo una macchina, l’orgoglio umano fa prevalere il: “Eh, ma tanto io …”, dove il “tanto” indica l’aver preso consapevolezza dell’imprecisione nella domanda.
Il risultato
L’arte del prompting emerge tutta dalle carte. Ci sono tecniche, ma il gioco ti impone di esprimerti chiaramente a qualcuno che non sa nulla di te, ed è l’intelligenza artificiale.
Questa arte di spiegarsi bene e subito ad una macchina, andando oltre i propri preconcetti, i propri sottintesi, è determinante: la macchina risponde ad ogni costo a quello che le diciamo.
Anche chi prova a ingannarla (caliamo un velo pietoso), utilizzerà sempre termini che sottintendono valori o disvalori comunque innati: se non si parla con chiarezza alla macchina, non risponderà mai correttamente.
La chiarezza dipende, tuttavia, solo da noi. Quante volte proponiamo domande per capire meglio, o senza aver capito nulla?
In un mondo pieno di risposte questo gioco di carte insegna a porre domande sempre migliori.
Già questo è un risultato pazzesco.

Quando dà il meglio?
Le carte sono proposte in tre kit: uno per le scuole, uno per le aziende, uno per il marketing.
Sono tre contesti ben diversi, che richiedono valutazioni diverse: le carte sono l’opportunità, la valutazione della AI il momento di crescita personale.
In tutti i gruppi il meglio si è toccato quando tutti insieme hanno dato voce alla propria creatività senza paura di mettere a tacere la voce razionale (la parte sinistra del cervello) se non per indicare un metodo: chiedi chi, cosa, dove, come, quando perché … e così via.
Devo dire che alla generazione delle immagini le squadre si sono avvicinate nei risultati, pur distanziandosi nel prompt, indice che la generazione delle immagini ha regole ben diverse.
La simulazione
Farsi interrogare dalla AI per mettere alla prova un progetto è una esperienza divertente e molto costruttiva.
Le carte indicano un progetto da realizzare. La AI valuterà il progetto, ma subito dopo passerà all’attacco mettendo alla prova la squadra: “Come pensi di realizzare… ” e così via, mettendo subito a nudo le parti più deboli del progetto.
Insomma: la conversazione è l’anima di una AI generativa, e la correttezza delle risposte non è mito da rincorrere. Vorrei aggiungere: nessuno, inizialmente, si aspetta che la AI sia un professionista abilitato con qualche esame pubblico o certificazione ministeriale.
L’interfaccia e la bontà della conversazione invece può creare problemi, se non viene vissuta con consapevolezza: perché, incredibilmente, la AI risponde quello che vorremmo sentirci dire, anche se sbagliato, eccetto nei casi più estremi o negli errori più plateali.
Cosa porto a casa
Tanta voglia di giocare ancora. Di condurre sessioni di prompting, in ogni contesto. La soluzione di Flowerista è già matura, senza dubbi.
Alcuni contesti ancora non trattati dalle carte richiedono competenze settoriali (non lo vedo utile per le professioni sanitarie o per gli scienziati), ma l’esperienza che Flowerista sta facendo è una eccellenza che permette di essere approfondita anche in altri contesti.
L’idea della doppia valutazione dei prompt (da parte della AI e degli umani, sia master che giocatori) e la conduzione umana del gioco (ora facciamo questo, ora quest’altro), rendono il contributo della macchina interessante ma non prevalente.
Dimostrazione, se ancora non si fosse capito, che i prompt li facciamo noi, e i risultati servono ad ampliare il vaglio di possibilità.

