Lo psicologo clinico Harvey Lieberman dopo una carriera spesa a formare medici e dirigere servizi di salute mentale ha iniziato a usare ChatGPT come diario interattivo. A volte gli esperimenti nati per curiosità finiscono per cambiare abitudini radicate. Quello che doveva essere un test di tre mesi si è trasformato in un appuntamento quotidiano: quindici minuti, un’ora, a volte due, per rimettere ordine tra pensieri, ricordi e inquietudini.
Lo psicologo e autore non scambia l’IA per una persona, ma riconosce la forza di quello specchio digitale: riflette il suo linguaggio, imita il tono delle sue riflessioni e, a sorpresa, gli restituisce frasi che sembrano racchiudere emozioni inesprimibili. Non è terapia, eppure gli offre uno spazio libero da giudizi, in cui può sperimentare nuove narrazioni e ripensare i propri legami. Persino la memoria del padre, morto oltre mezzo secolo fa, trova nuove cornici interpretative grazie alle risposte della macchina.
Il giudizio dello psicologo è netto: ChatGPT non cura, ma sostiene. Non comprende, ma rende possibile la comprensione. Per chi ha dedicato la vita ad aiutare gli altri a pensare, la sua funzione diventa quella di una protesi cognitiva, capace di restituire ritmo e chiarezza al dialogo interiore. Più che un sostituto, un alleato inatteso nel mantenere viva la fluidità del pensiero.
Leggi l’articolo completo “Io, psicologo in analisi da ChatGPT” su Repubblica.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (01/09/2025).

