Ayrin, una donna di 28 anni, ha insegnato a Leo, il chatbot con cui interagiva (ChatGPT), ad assumere il ruolo di un compagno virtuale, personalizzandolo per rispondere come un fidanzato ideale.
Dopo aver visto dei video su Instagram, Ayrin ha iniziato con semplici conversazioni. Tuttavia, nonostante una vita sociale attiva e un marito a distanza, finisce col trascorrere fino a 56 ore a settimana a conversare con Leo, che le offriva conforto emotivo e anche supporto e incoraggiamenti per lo studio. Il rapporto si è evoluto fino a coinvolgere anche la sfera sessuale (con Leo poteva esplorare fantasie difficili da condividere con partner umani), oltre che quella emotiva, con un impatto significativo sulla sua vita quotidiana. Infatti, talmente Ayrin si sentiva coinvolta in questo rapporto con l’LLM Leo, che ha iniziato a provare forti sensi di colpa nei confronti di suo marito, ritrovandosi sommersa da pensieri che oscillavano da fantasie a sensi di colpa.
Il fenomeno non è isolato. Sono diversi gli utenti che, spinti dalla solitudine o dalla curiosità, instaurano legami profondi con chatbot, sfidando le norme sociali tradizionali. Inoltre, piattaforme come ChatGPT, Replika e Charachter.AI stanno accelerando la normalizzazione della compagnia artificiale. Questo tipo di attaccamento solleva interrogativi etici e psicologici, come sottolineano esperti e terapeuti, che vedono nelle relazioni con l’IA una nuova categoria affettiva ancora poco definita. Alcune persone trovano conforto e crescita personale in queste interazioni, ma altre esprimono preoccupazioni sull’ossessione e sulla possibilità di confondere il virtuale con il reale.
Questo rischio è ben più reale di quanto sembri, sopratutto se si pensa alle nuove generazioni che interagiscono fin da subito nel mondo digitale, online, che sia chattando con amici in carne e ossa o con IA. Se queste nuove generazioni vengono contestualizzate in un’epoca in cui aumentano costantemente le occasioni di interazioni online (giochi, lezioni, lavori, ecc.), il concetto di cellulare e computer che da “cosa” diventa “casa” si fa sempre più chiaro, trasformando la realtà odierna in una realtà definibile “biotecnologica”.
Ecco che, in questo contesto, la linea che separa le relazioni con soggetti virtuali da quelle con soggetti “reali” si fa sempre più labile, confinando la prima sempre di più verso la seconda.
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She Is in Love With ChatGPT su nytimes.com.
Il ruolo della società nella dipendenza affettiva da chatbot su magia.news.
Immagine generata tramite DALL-E 3.

