Roku punta ad ampliare drasticamente il numero di inserzionisti pubblicitari, passando dai grandi brand a circa 100.000 piccole e medie imprese (PMI), finora escluse dal mercato della connected TV.
Il CFO e COO Dan Jedda ha spiegato che la piattaforma integrerà strumenti self-service basati su IA per consentire alle PMI di realizzare in pochi minuti spot di qualità professionale, riducendo così le barriere di accesso.
La strategia nasce dalla rapida crescita del canale Roku che, secondo Nielsen, rappresenta già il 2,8% della visione televisiva negli Stati Uniti, con un incremento dell’80% delle ore di streaming. Tuttavia, l’azienda non riesce a vendere spazi pubblicitari alla stessa velocità con cui aumenta il consumo, avendo esaurito solamente metà della propria capacità. Aprendosi anche alle PMI, Roku spera di colmare questo divario e attrarre nuovi investimenti locali, sfidando concorrenti come Magnite, che a sua volta ha acquisito la startup Streamr per potenziare la produzione di spot tramite IA.
Il risultato potrebbe comportare la trasformazione dell’esperienza degli spettatori che, abituati a pochi spot ripetuti, si ritroveranno in un flusso di annunci generati dall’IA.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/03/2025).

