La Russia introdurrà a partire da settembre un’app di messaggistica chiamata “Max” su tutti i nuovi dispositivi digitali. Cos’ha di speciale? Consiste in uno degli strumenti che il governo utilizzerà per esercitare controllo sulla sfera online. Max non sarà solo una piattaforma per chat e videochiamate, ma integrerà anche servizi statali e pagamenti mobili, con server localizzati in Russia e soggetti alla normativa che consente l’accesso dell’FSB ai dati degli utenti.
Secondo l’intelligence ucraina, la decisione di promuovere Max è arrivata direttamente da Vladimir Putin, determinato nella sua intenzione di ridurre la dipendenza da software stranieri. WhatsApp, utilizzata dal 70% della popolazione, potrebbe rischiare un divieto imminente. Lo stesso destino potrebbe essere riservato anche a Telegram.
Esperti quali Keir Giles e Mark Galeotti evidenziano come la nuova app normalizzi la sorveglianza governativa, minacciando la libertà di espressione, in particolare nel cosiddetto “dissenso informale”, ovvero quello che si manifesta attraverso commenti e messaggi quotidiani. La sostituzione forzata delle app occidentali con strumenti controllati dallo Stato sembra confermare il tentativo del Cremlino di consolidare il proprio potere anche nello spazio digitale. Potere che esercita già negli spazzi reali, per via di un progetto autoritario iniziato anni fa. Il giornalista Andrey Okun, infatti, fa riferimento a un “gulag digitale”, dove lo Stato esercita il controllo totale sul tempo e sul pensiero dei cittadini.
Leggi l’articolo completo: Putin’s ‘digital gulag’: Inside the Kremlin’s attempt to construct a spy app to snoop on Russians su the-independent.com.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/02/2025).

