Il National Institutes of Health (NIH) ha vietato ai ricercatori di paesi considerati “a rischio” come Cina, Russia e Iran l’accesso a dati scientifici sensibili, incluso il Cancer Genome Atlas. Questa decisione ha attirato molte critiche per la politicizzazione di risorse che alcuni ritengono che dovrebbero essere condivise globalmente. Questa decisione, basata sull’Ordine esecutivo 14117, rischia di alimentare un nazionalismo dei dati, cosa che va in contrasto con i principi di apertura e collaborazione scientifica, fondamentali per l’accelerazione delle scoperte mediche, come dimostrato durante la pandemia da COVID-19.
Parallelamente, la diffusione incontrollata di bot AI mette a rischio la stabilità di piattaforme scientifiche online. DiscoverLife.org, un sito dedicato alla biodiversità, è stato invaso da milioni di visite giornaliere effettuate da bot che ne bloccano l’accesso agli utenti reali, nonostante le contromisure adottate, inclusa la trasmissione di dati falsi per confondere i bot. Questa situazione rende chiara le difficoltà nel proteggere risorse digitali preziose, soprattutto in assenza di una tutela legale globale uniforme.
L’uso di IA per generare recensioni scientifiche permette di velocizzare la ricerca, ma rischia anche di compromettere la formazione critica degli scienziati e la qualità delle indagini. Le sintesi automatiche possono indurre un falso senso di completezza, riducendo la capacità di analisi autonoma e di produzione di idee originali, aspetti fondamentali per il progresso scientifico.
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