L’intelligenza artificiale può davvero aiutare a combattere la crescente solitudine negli Stati Uniti? Secondo Mark Zuckerberg, la risposta è sì. Il fondatore di Meta immagina un futuro in cui assistenti virtuali personalizzati offrano compagnia, supporto emotivo e persino aiuto psicologico.
Si torna a parlare di tecnologia e relazioni umane, ma restano vivi i dubbi sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel combattere la solitudine. Il contatto umano stimola empatia, fiducia e benessere in modi che un algoritmo non può replicare.
Negli ultimi anni, la solitudine è cresciuta con il ridimensionamento della vita sociale: meno incontri di persona, più isolamento e un forte declino delle istituzioni religiose e comunitarie. È in questo vuoto che l’IA si propone come soluzione rapida. Ma c’è un rischio: rimuovere il sintomo senza affrontare le cause profonde.
Zuckerberg tocca un tema reale, quello della crisi dei legami umani. Tuttavia, affidarsi solo alla tecnologia rischia di accentuare la disconnessione. A funzionare davvero, ricordano gli esperti, sono gli investimenti nelle relazioni: spazi pubblici, attività collettive, reti di sostegno. Il digitale può sostenere questo processo, ma non sostituire ciò che tiene unita una società.
Leggi l’articolo completo “Mark Zuckerberg Wants AI to Solve America’s Loneliness Crisis. It Won’t” su Time.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

