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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Spazi pubblici intelligenti

Città intelligente

Cuneo apre la strada a una città più sicura, accessibile e partecipata

Con l’incontro “Città e innovazione, IA e spazi pubblici: come coniugare tecnologie civiche e usi dello spazio urbano”, la Sala Polivalente CDT di Cuneo ha ospitato un confronto vivo e concreto su come l’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali possano migliorare la qualità della vita urbana. Niente slogan sulla “smart city”: al centro c’è l’urgenza di soluzioni che mettano al primo posto le persone, la partecipazione e l’inclusività. L’appuntamento di martedì 30 settembre 2025 ha riunito un pubblico numeroso e partecipe, confermando la centralità del tema per il territorio. La tesi che ha guidato l’incontro emerge con forza: l’innovazione ha valore pubblico quando collega misurazione degli impatti, responsabilità delle decisioni e coinvolgimento continuativo dei cittadini.

Promosso dal Comune di Cuneo, ANCI Piemonte ed EDIH-PAI, l’evento ha unito istituzioni, professionisti e comunità locale per riflettere su sicurezza, accessibilità e inclusione nei luoghi pubblici, con uno sguardo multidisciplinare e pragmatico. Questo impianto corale è il primo tassello a supporto della tesi: creare spazi pubblici più giusti richiede alleanze tra livelli istituzionali, competenze tecniche e società civile.

Voci e visioni: la città come bene comune

Ha aperto i lavori la Sindaca di Cuneo, Patrizia Manassero, richiamando la responsabilità pubblica nel fare dell’innovazione un alleato della coesione sociale. Subito dopo è intervenuto Michele Pianetta, Vicepresidente ANCI Piemonte con delega all’Innovazione e Smart Cities, che ha ribadito la necessità di strumenti digitali tarati sui territori, capaci di generare impatti misurabili e collaborazione tra enti, sottolineando il ruolo di ANCI come facilitatore di una rete in grado di condividere buone pratiche e scalare soluzioni efficaci. Qui si evince il secondo tassello: senza rete e metriche condivise, l’innovazione resta frammentaria e non diventa politica pubblica.

Sono seguiti gli interventi di Cristina Clerico, Assessora alla Polizia Locale, e di Andrea Girard, Assessore all’Innovazione, che hanno delineato gli assi della governance urbana cuneese, fondati sulla prevenzione, sull’uso responsabile dei dati e su un ascolto strutturato dei cittadini. Dal fronte operativo, il Comandante del Corpo di Polizia Locale di Cuneo, Davide Bernardi, ha evidenziato come le tecnologie abbiano senso solo se integrate in processi chiari e competenze adeguate, così da tradursi in una sicurezza realmente percepita. Questo raccordo tra visione politica, dati e processi operativi rende concreta la questione: la tecnologia è efficace quando è incorporata nella governance e nelle competenze che la rendono affidabile.

Il confronto si è poi concentrato sull’etica dell’IA e sul suo ruolo nella governance: Gianfranco Todesco (Città di Torino e ANCI Piemonte) ha illustrato le potenzialità della formazione immersiva con realtà virtuale e di un’IA etica al servizio dell’interesse pubblico, ponendo l’accento su trasparenza, responsabilità e tracciabilità delle decisioni supportate dagli algoritmi. Guido Boella, Vicerettore per l’Intelligenza Artificiale dell’Università di Torino, ha arricchito il quadro delineando un orizzonte di ricerca e politiche pubbliche che coniuga qualità dei dati, interoperabilità e valutazione d’impatto; ha inoltre sottolineato l’importanza di ecosistemi accademici e civici capaci di promuovere un trasferimento tecnologico responsabile, in cui standard condivisi, audit periodici e formazione continua diventano parte integrante dei processi decisionali pubblici. Pertanto etica, dati e valutazione d’impatto sono le condizioni che trasformano l’IA in infrastruttura civica, non in semplice gadget.

L’intervento di Anna Ronfani, Vicepresidente di Telefono Rosa Piemonte, ha ricordato come tecnologie e politiche urbane sensibili al genere siano decisive nel contrasto alla violenza e nella costruzione di spazi più sicuri per tutte e tutti. A moderare, con eleganza e visione, Silvia Botti, architetto e giornalista, direttrice di One Works Foundation e presidente della Fondazione Giovanni Michelucci, che ha cucito i contributi in un racconto coerente e di spessore: dalla strategia alla pratica, dalla tecnologia alle persone. Questo sguardo rende tangibile il fine ultimo della tesi: misurare e governare serve a produrre benefici sociali verificabili, a partire dalla sicurezza e dall’equità.

Oltre la retorica: digitale civico e città sensibile

Il filo conduttore emerso è stato chiaro: l’innovazione serve quando aiuta a vedere e governare ciò che spesso resta invisibile. Strumenti di mappatura hanno permesso di intercettare bisogni e vulnerabilità, piattaforme collaborative hanno facilitato la partecipazione e le decisioni condivise, e i dati hanno sostenuto politiche pubbliche più eque e misurabili. Non un’IA che sostituisce, ma un’IA che accompagna: nella progettazione degli spazi, nei servizi e nella sicurezza di prossimità, con attenzione alle differenze sociali, culturali, fisiche e di genere. Queste pratiche sono la dimostrazione empirica del tutto: tecnologie diverse, integrate in processi valutabili, convergono verso lo stesso obiettivo di città più vivibili e giuste.

In questo ecosistema, EDIH-PAI (Public Administration Intelligence) – iniziativa finanziata dal fondo NextGenerationEU – si è confermato un hub di riferimento che affianca PA, PMI, imprese sociali e cittadinanza con percorsi di formazione, consulenza, networking e servizi personalizzati, promuovendo l’adozione di soluzioni digitali capaci di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici e di attivare collaborazioni tra pubblico, ricerca e Terzo Settore. In altri termini, EDIH-PAI opera come abilitatore sistemico: mette in linea bisogni, competenze e strumenti, rendendo scalabili e durevoli le innovazioni descritte.

La leva universitaria: comunità, competenze, infrastrutture

Tra gli esempi citati, la Piattaforma AI dell’Università di Torino si è presentata come una comunità aperta e interdisciplinare che organizza gruppi tematici – dalla salute all’ambiente, dalla didattica all’industria e alle policy -, promuove seminari e workshop e facilita l’accesso condiviso a infrastrutture, dati e strumenti. Questo modello ha aiutato gli attori del territorio ad accelerare progettualità di ricerca e trasferimento tecnologico, a sviluppare kit operativi per didattica e amministrazione (come tutor virtuali e soluzioni di automazione dei servizi) e a definire policy e indicatori comuni sull’uso dell’IA, ponendo le basi per una cultura digitale condivisa e responsabile. Quindi l’alleanza tra ecosistemi pubblici e universitari traduce la visione in capacità operative diffuse.

Cosa resta: un’agenda condivisa per la città che vogliamo

Dall’incontro è emersa un’agenda concreta che punta a integrare stabilmente strumenti digitali nella gestione degli spazi pubblici, a rafforzare competenze e formazione – anche immersiva -, a misurare gli esiti e a coinvolgere in modo continuativo cittadine e cittadini nei processi decisionali. Con un principio guida ben definito: le tecnologie civiche non hanno sostituito né sostituiranno la politica, ma ne potenziano la capacità di ascolto e di azione. Il punto centrale emerso dall’incontro: tecnologia e dati sono utili quando sono governati, valutati e condivisi con la comunità.

Se la smart city promette efficienza, la città intelligente messa a fuoco a Cuneo chiede qualcosa di più: sensibilità, giustizia e partecipazione. È qui che l’IA diventa davvero pubblica, quando serve a costruire luoghi in cui riconoscersi e vivere meglio, insieme.

Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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