Quando gli studiosi e i politici considerano il modo in cui i progressi tecnologici influenzano l’ascesa e il declino delle grandi potenze mondiali, si basano su modelli che mettono al centro il concetto dell’innovazione – del momento “eureka!” che scatena sorprendenti imprese tecnologiche. Nel suo nuovo libro, Technology and the Rise of Great Powers: How Diffusion Shapes Economic Competition, Jeffrey Ding offre una spiegazione diversa di come le rivoluzioni tecnologiche orientino la competizione tra le grandi potenze. Piuttosto che concentrarsi su quale Stato abbia introdotto per primo le principali innovazioni, il libro esplora il motivo per cui alcuni Stati hanno avuto più successo di altri nell’adattarsi e nell’abbracciare le nuove tecnologie su scala. Basandosi su casi storici di rivoluzioni industriali passate e su analisi statistiche, Ding sviluppa una teoria che enfatizza la capacità delle istituzioni di favorire la diffusione dei progressi tecnologici nell’intera economia.
Esaminando l’ascesa della Gran Bretagna come pioniera nella Prima rivoluzione industriale, il sorpasso dell’America e della Germania nella Seconda rivoluzione industriale e la sfida del Giappone al dominio tecnologico dell’America nella Terza (nota anche come “rivoluzione dell’informazione”), Ding illumina il percorso attraverso il quale queste rivoluzioni tecnologiche hanno influenzato la il potere. Le sue scoperte fanno luce direttamente sulle attuali preoccupazioni circa il modo in cui tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale potrebbero influenzare l’equilibrio di potere tra Stati Uniti e Cina.
Scopri di più sul libro Technology and the Rise of Great Powers: How Diffusion Shapes Economic Competition sul sito di Princeton University Press.

