Il documentario “The Hexagonal Hive and a Mouse in a Maze” di Tilda Swinton
Il nuovo documentario di Tilda Swinton, “The Hexagonal Hive and a Mouse in a Maze”, co-diretto con Bartek Dziadosz, esplora temi complessi e interconnessi come la neuroscienza, l’educazione e il mondo del lavoro. La pellicola è stata presentata in anteprima al Sheffield DocFest il 13 giugno.
Il film inizia con un avvertimento di Swinton: “Questo è un film sull’apprendimento, pieno di domande, senza molte risposte.”
La narrazione del documentario è stata concepita tra il 2016 e il 2042 presso il Derek Jarman Lab, in collaborazione con pensatori sia viventi che non, un bruco e alcuni algoritmi. Questa premessa iniziale prepara lo spettatore a un’esperienza di storytelling non convenzionale ed un’atmosfera onirica e libera.
Il film raccoglie idee sulla neuroscienza, l’educazione e il mondo del lavoro, creando un collage sensoriale che include filmati dalla Scozia, dal Bangladesh e dall’Africa occidentale. La pellicola contiene anche voci di accademici e bambini, oltre a clip da film come “La morte corre sul fiume” e “Il mio vicino Totoro”. Un avatar creato dall’IA interviene in vari punti e un ricercatore del 2042 invia resoconti dal futuro, rendendo il film un viaggio intrigante e stimolante.
ChatGPT, Midjourney e Synthesia sono citati nei titoli di coda, evidenziando l’influenza dell’IA sul film. Swinton e Dziadosz volevano rappresentare un “cloud di pensieri” delle loro conversazioni, evitando conclusioni definitive e mappando la loro incertezza. La pellicola mira a somigliare a una macchina di apprendimento, rappresentando una mente inconsapevole e in evoluzione.
Il documentario si ispira anche ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll. Swinton legge dal libro, collegando il bruco fumatore di pipa alla figura di Alice. La pellicola cattura la prospettiva peculiare dell’infanzia, con i suoi pericoli, euforia, dubbi e atteggiamenti.
Swinton evidenzia la necessità di nuovi pensieri sulla natura della coscienza e sull’educazione per il futuro, affermando che il precipizio su cui ci troviamo richiede di esaminare tutte le domande possibili prima di formulare soluzioni. Il film, con la sua esplorazione libera e senza soluzioni predefinite, invita a riflettere profondamente sulla condizione umana e su come ci evolviamo in un mondo sempre più interconnesso e dipendente dalla tecnologia.
Immagine: Tilda Swinton di Gage Skidmore su Flickr con licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo (CC BY-SA 2.0). Non modificata.

