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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Transumanesimo – L’alfabeto della retorica dell’IA: parte 3

immagine generata da chatgpt che richiama l'uomo in movimento del futurismo

Il Transumanesimo è un’ideologia incentrata sull’idea che la specie umana può “trascendere” se stessa e realizzare il proprio destino. L’idea è già presente fra gli eugenetisti[1] del XX Secolo, come Julian Huxley, presidente della British Eugenics Society dal 1959 al 1962, mentre il termine «transumanesimo» potrebbe essere stato coniato nel 1940 da W. D. Lighthall.
A partire dagli anni ’80 del Novecento, i transumanisti moderni, anziché sfruttare i meccanismi dell’ereditarietà genetica, affermano la fattibilità e la desiderabilità di “potenziare” radicalmente l’organismo e la mente umani tramite la tecnologia, permettendo agli individui di scegliere liberamente se e come sottoporsi a un potenziamento radicale per vivere più a lungo, diventare superintelligenti in modo da raggiungere capacità «postumane», per usare la terminologia di Nick Bostrom (2013, 2005). 

Il carattere escatologico di questa filosofia (cioè, riguardante il destino dell’umanità) spiega, come accade anche in alcune religioni, l’esistenza di un paradossale dualismo fra utopia e apocalisse. 

Il lato utopico porta David Pearce (1995) e Nick Bostrom (2005) a parlare di «ingegneria del paradiso», il cui obiettivo è «l’abolizione completa della sofferenza nell’Homo sapiens», fino a teorizzare una «missione di salvataggio cosmica per promuovere l’ingegneria del paradiso in tutto l’universo» (Pearce, 1995). 

Il lato apocalittico dipende dal fatto che le stesse tecnologie necessarie a trascendere la condizione umana possono essere usate secondo gli stessi autori per dual-use o andare fuori controllo, come l’IA, se non sono allineati con i nostri valori (vedi rischi esistenziali).

Il Transumanesimo, quindi, studia contemporaneamente la desiderabilità del trascendere la condizione umana e le questioni etiche relative ai rischi delle tecnologie che permetterebbero tale evoluzione dell’uomo. 

I milionari dell’alta tecnologia come Sam Altman (OpenAI), Marc Andreessen (del fondo di venture capitalism a16z), Sam Bankman-Fried (FTX), Vitalik Buterin (Ethereum), Sergey Brin (Google), Dustin Moskovitz (Facebook, Asana),  Elon Musk (Tesla), Larry Page (Google), Peter Thiel (Palantir e Founders Fund) sostengono i transumanisti anche con considerevoli finanziamenti (ad esempio, alla World Transhumanist Association).

Il transumanesimo prende diverse forme, come l’extropianesimo, il singolaritanismo, il cosmismo, il razionalismo e il lungotermismo, di cui parleremo in specifici articoli.

L’eugenetica negativa si concentrava sulla riduzione della riproduzione di individui con caratteristiche genetiche considerate indesiderabili tramite esclusione sociale, sterilizzazione forzate, controllo delle nascite, o eliminazione degli individui ritenuti inferiori. L’eugenetica positiva mira a promuovere e incentivare la riproduzione delle persone con caratteristiche genetiche considerate desiderabili. Uno dei motivi della chiusura del Future of Humanity Institute è stata la promozione, da parte di Bostrom, della «disgenetica», una teoria secondo cui le persone con un quoziente intellettivo più alto tendono a riprodursi di meno, portando a un degrado generale della qualità umana.

I transumanisti invece propongono il potenziamento del corpo e della mente umana come un atto volontario e non imposto. La volontarietà della scelta, però, non deve fare ignorare i risvolti negativi della questione. Il primo rischio è che ci si affacci ad un mondo diviso fra esseri umani “normali” e potenziati. E’ evidente come la distinzione possa alimentare una discriminazione fra i due gruppi, a partire dall’ambito lavorativo. Una discriminazione che finirà per inficiare la base volontaristica del potenziamento: i lavoratori, per esempio, potranno essere indotti ad accettare il potenziamento contro la propria volontà o convinzioni etiche pur di rimanere sul mercato.

Secondo punto, si tratta di tecnologie estremamente costose che saranno accessibili prevedibilmente solo ad una minoranza, incrementando di nuovo il rischio di discriminazione. Se solo una parte della popolazione potrà permettersi tali miglioramenti, si creerà una classe élite “potenziata” che potrà godere di eventuali vantaggi, rispetto al resto della popolazione. Questa disparità può portare a una società profondamente iniqua: le persone non potenziate potrebbero essere considerate “inferiori” o meno capaci, aggiungendo così una nuova forma di discriminazione a quelle già esistenti, basate su base etnica, genere o status socio-economico, aggravando ulteriormente le divisioni sociali.

Infine, l’allungamento della vita, conseguente alle ricerche biotecnologiche sostenute dagli ultramiliardari finanziatori del transumanesimo, non è sostenibile dal punto di vista delle risorse naturali e porterebbe ad un ulteriore sovrappopolamento del pianeta.

Il transumanesimo diventa quindi una delle basi ideologiche di Big Tech per giustificare l’introduzione di nuove tecnologie: per i transumanisti tali tecnologie non sono solo legittime ma anche auspicabili perché portano ad un miglioramento complessivo della specie umana.


[1] Il termine eugenetica si deve all’antropologo, sociologo e psicologo britannico Sir Francis Galton e compare per la prima volta nel 1883.

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