Il colosso di test genetici 23andMe è ufficialmente in bancarotta e il destino del suo immenso database diventa del tutto incerto. Fondata nel 2006, l’azienda statunitense aveva raggiunto una valutazione di 6 miliardi di dollari nel 2021. Oggi, dopo una serie di problemi finanziari, è valutata meno di 50 milioni di dollari, con un calo del 99%. Un fattore determinante è stato un pesante furto di dati che ha coinvolto 7 milioni di clienti. La compagnia ha licenziato il 40% dei suoi dipendenti nel 2024 e ora cerca un acquirente, mentre la CEO Anne Wojcicki si è dimessa.
Nata come piattaforma di biotecnologie, 23andMe permetteva agli utenti di inviare un campione di saliva per analizzare il proprio DNA e ottenere informazioni genealogiche e sui rischi genetici. Nel tempo ha differenziato il suo business model, e nel 2018 ha reso pubblico un accordo con GlaxoSmithKline per finalità di ricerca farmaceutica, vendendo i dati genetici di 5 milioni di clienti. Questa mossa ha rapidamente incrementato il valore aziendale, ma anche dato luogo a critiche a livello etico e di privacy. Il genetista Dr. Adam Rutherford ha sottolineato che 23andMe faceva leva sulla curiosità degli utenti per raccogliere quello che ha definito il più “denso” database di dati genetici attualmente disponibile.
Il furto di dati del 2023, che ha coinvolto 7 milioni di account, e i successivi problemi legali e risarcimenti hanno danneggiato irrimediabilmente la reputazione e le finanze dell’azienda, aggravando la situazione di crisi. Ora che 23andMe è in vendita, emergono domande e preoccupazioni sul futuro del suo database genetico, che comprende le informazioni di oltre 15 milioni di persone.
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