In un articolo su Nature, l’antropologa Lisa Messeri e lo scienziato cognitivo MJ Crockett mettono in guardia dai rischi epistemici legati all’uso crescente dell’IA nella ricerca scientifica. Non si tratta degli errori più noti delle IA come, ad esempio, le allucinazioni. Presentano ciò che ritengono possa accadere nonostante se gli strumenti funzionino perfettamente, ovvero un’efficienza crescente, ma a discapito della comprensione e della diversità nei processi di produzione della conoscenza.
Secondo i due studiosi, l’IA potrebbe comportare il rischia di una riduzione della varietà delle domande che i ricercatori si pongono, portando a una tipologia di ricerca troppo automatizzata in cui l’IA fa quasi tutto da sola. Questo potrebbe indebolire il pensiero critico e creativo degli scienziati. Messeri e Crockett temono che, di conseguenza, si possa instaurare una sorta di “monocoltura scientifica”, dove i finanziamenti e gli studi verrebbero concentrati solo su ciò che l’IA sa fare bene, escludendo idee e metodi diversi e provenienti da discipline differenti. Questo limite potrebbe comportare la riduzione della ricchezza, varietà e profondità della ricerca scientifica.
Nel loro articolo, Messeri e Crockett presentano quelli che, secondo loro, sono i 4 modi con cui l’IA viene principalmente impiegata nella ricerca scientifica. Il primo è come oracolo, ovvero la usano come fosse una fonte che fornisce risposte. Il secondo è come surrogato, dunque come uno strumento che aiuta a fare misurazioni. Il terzo modo è come “quant,” un assistente per preparare e analizzare i dati e, infine, come arbitro, quindi come un aiuto nella selezione e revisione degli studi. Per ciascuno di questi ruoli, presentano i potenziali rischi. Riconoscono i vantaggi dell’IA, ma sottolineano anche l’importanza di utilizzarla con attenzione, evitando di farla diventare una soluzione automatica per tutto. Ricordano che la ricerca scientifica di qualità nasce dalla diversità di idee e punti di vista.
Leggi l’articolo completo: The Risks Of AI In Science, Per Princeton, Yale Professors su forbes.com.
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