Google Search, per oltre due decenni, è stata la forza dominante che ha modellato il flusso dei contenuti online. Tuttavia, la sua rilevanza culturale è ora messa in discussione. Dal suo lancio nel 1998, Google ha rivoluzionato la ricerca online con l’algoritmo PageRank, che classificava i risultati basandosi sui backlink tra le pagine. Questo ha reso Google non solo un motore di ricerca, ma un pilastro della cultura di Internet.
Negli ultimi anni, però, la qualità percepita dei risultati di Google è calata, con l’ascesa di social network chiusi e piattaforme video come TikTok che stanno riducendo il ruolo centrale di Google nella vita digitale. La crescita della SEO, volta a manipolare il posizionamento nei risultati, ha contribuito a un internet saturo di contenuti ottimizzati, spesso a scapito della qualità.
La storia di Google è stata segnata da battaglie contro chi cercava di manipolare l’algoritmo PageRank, dai Google bombing, agli usi e abusi della SEO. Col tempo, ciò che era nato come un tentativo di migliorare il web si è trasformato in una lotta tra creatori di contenuti e algoritmi, con Google che sembra aver favorito una cultura di contenuti standardizzati e spesso di bassa qualità.
Negli ultimi vent’anni, è diventato evidente il destino dei servizi di Google e l’evoluzione del web. Google Answers ha chiuso nel 2006 e Google Reader nel 2013, segnando la fine dell’era della blogosfera. Con la decadenza di piattaforme come Google Groups e il declino di Blogger senza un aggregatore come Google Reader, i creatori di contenuti si sono spostati su social media come Facebook, Instagram e TikTok, riducendo la visibilità del web aperto.
La posizione di Google tra i giganti della tecnologia è in declino, al punto che persino Apple Maps sta guadagnando terreno come alternativa. La recente ascesa di ChatGPT di OpenAI ha gettato Google in una corsa con Microsoft per rivoluzionare la ricerca online attraverso chatbot basati su intelligenza artificiale generativa.
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