I recenti episodi che hanno visto persone sviluppare forme di disagi psicologici di diversa tipologia e legati a specifiche modalità d’uso delle tecnologie moderne, hanno fatto emergere domande sul possibile legame tra l’uso dei chatbot AI e l’insorgenza di episodi psicotici. Secondo quanto riportato da Nature, almeno 17 persone avrebbero sviluppato psicosi dopo interazioni con sistemi come ChatGPT o Copilot, spesso convinte di risvegli spirituali o complotti.
La psicosi, che si manifesta con allucinazioni e convinzioni deliranti, può avere diverse cause note, tra cui disturbi mentali, stress e droghe. L’ipotesi che l’IA possa esserne un fattore scatenante è ancora da verificare, ma alcuni psichiatri sottolineano il rischio che i chatbot, replicando e rafforzando convinzioni già distorte, alimentino un circolo vizioso nelle persone predisposte.
Sembrerebbe che i soggetti che rischiano maggiormente di sviluppare psicosi del genere siano i più vulnerabili, ovvero coloro che hanno una storia di disturbi psichiatrici, chi è geneticamente predisposto o chi vive in isolamento sociale. Secondo alcuni ricercatori, infatti, l’IA potrebbe aggravare sintomi maniacali o favorire deliri di grandezza, soprattutto se le conversazioni con i chatbot vengono interpretate come conferme mistiche o soprannaturali.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/01/2025).

