Cloudflare, l’azienda di infrastrutture Internet, ha recentemente preso una posizione forte contro chi utilizza dati per addestrare l’intelligenza artificiale. Dopo aver lanciato l’anno scorso strumenti anti-scraping, ora l’azienda attiverà il blocco automatico per tutti i suoi clienti e introduce “Pay per crawl”, un programma che permette agli editori di farsi pagare dalle aziende che sviluppano sistemi basati su IA.
Difatti, dal momento che i bot per l’AI stanno letteralmente martellando i siti web con una frequenza che ricorda gli attacchi DDoS, mandando spesso i server in tilt, molti editori, soprattutto di giornali, vogliono essere compensati quando i loro contenuti finiscono nell’addestramento dell’AI, ma finora le protezioni esistenti (come il file robots.txt) vengono sistematicamente ignorate. La svolta di Cloudflare, invece, potrebbe cambiare le carte in tavola. L’azienda usa algoritmi proprietari per distinguere i bot “buoni” da quelli che raccolgono dati per l’IA, anche quando questi ultimi cercano di nascondersi.
Dunque, secondo Nicholas Thompson dell’Atlantic, questo provvedimento potrebbe cambiare radicalmente la dinamica di potere, costringendo le aziende IA, anche i giganti come OpenAI, a negoziare maggiormente, siglando accordi di licenze maggiormente tutelanti.
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