L’attenzione della Silicon Valley sembrerebbe concentrarsi sulle elezioni americane e figure di spicco come Elon Musk esprimono preoccupazione per le potenziali conseguenze di una maggiore regolamentazione da parte dei democratici.
La vicinanza di Musk nei confronti di Donald Trump ha evidenziato l’influenza crescente della tecnologia nella politica americana. In passato, l’industria tecnologica non si interessava alla politica, in quanto non si occupava di tecnologia. Colossi come Google, Facebook, Microsoft, Amazon e Apple si sono sviluppate in un contesto politico permissivo, privo di interferenze. Le normative antitrust non consideravano il predominio aziendale problematico a meno che non arrecasse danno ai consumatori, un concetto difficilmente applicabile ai servizi gratuiti di Google e Facebook e ai prezzi competitivi di Amazon.
La situazione è iniziata a cambiare con l’amministrazione Biden, che ha “rispolverato” il controllo normativo. Nel mese di agosto il DOJ (Dipartimento di Giustizia) ha ottenuto una storica vittoria in una causa antitrust, con un giudice che ha definito Google un “monopolista” per pratiche anticoncorrenziali che preservano il suo 90% di quota nel mercato delle ricerche. Ora, il DOJ sta proponendo rimedi, che vanno dall’esclusione di Google da contratti chiave fino a misure drastiche, come la scissione dell’azienda.
Questo cambiamento ha spinto alcuni leader tecnologici a riconsiderare il loro sostegno politico. Oltre a Musk, anche altri magnati della tecnologia stanno mostrando segnali di sostegno per il candidato repubblicano, temendo un futuro dominato da normative più severe.
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