Uno studio delle Università di Arlington e Riverside accende i riflettori sull’enorme quantità di acqua necessaria ai server che alimentano l’IA. Secondo la ricerca, entro il 2027 il consumo idrico dei giganti del settore potrebbe superare di quattro o sei volte quello dell’intera Danimarca.
L’addestramento di GPT-3 di OpenAI avrebbe richiesto circa 700.000 litri d’acqua. Nel 2023, Google ha consumato 29 miliardi di litri per alimentare i propri data center, una quantità superiore a quella utilizzata da Pepsi. Il fabbisogno idrico di Google è cresciuto del 20% tra il 2021 e il 2022, per poi aumentare di un ulteriore 17% nel 2023, mentre quello di Microsoft è salito rispettivamente del 34% e del 22%. Secondo le stime, nel 2027 il fabbisogno idrico delle grandi compagnie tech ammonterà dai 4,2 ai 6 miliardi di metri cubi d’acqua. Il consumo d’acqua dei soli data center statunitensi potrebbe raddoppiare entro il 2028.
I ricercatori sollecitano maggiore trasparenza da parte delle aziende e l’adozione di strategie sostenibili. Soluzioni come l’utilizzo di acqua marina per il raffreddamento, già sperimentata da Google in Finlandia, potrebbero ridurre l’impatto ambientale. Amazon, Google e Microsoft dichiarano l’intenzione di compensare il loro consumo idrico entro il 2030, ma secondo i ricercatori è necessario un impegno concreto per evitare che l’IA diventi un ulteriore fattore di pressione sulle risorse idriche globali.
Leggi l’articolo originale “I ricercatori Usa: Data center dell’IA consumano acqua come Nazioni. Le risposte delle aziende” su La Repubblica
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